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Colui che percorrerà con equilibrio questo sentiero, con poca probabilità giungerà al conflitto.

Il “Buon Guerriero”, sapendo scrutare al di sopra del torto o della ragione, esaminerà sistematicamente i possibili esiti, della sua e dell’altrui condotta, ancor prima che le azioni siano compiute. Egli, così facendo, potrà comprendere ciò che ancora non si è verificato.
Ritengo che per giungere a questo livello di formazione mentale, occorrano, negli anni di studio, precise sinergie di metodi; vale a dire una cooperazione tra più procedimenti didattici, finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo comune.
Il bushidô è costituito da innumerabili consapevolezze che vengono confuse dall’Allievo quali traguardi. Egli è portato a dimenticare ciò che ha appreso in quanto visualizza l’addestramento in segmenti, ritenendo, in errore, che le varie piattaforme d’apprendimento lo conducano alla “conoscenza”. Occorre invece che il Discente conservi nell’animo ogni insegnamento, ogni apprendimento, per trasformare gli effimeri orizzonti in fidata dimora.
 
Colui che è discosto dal bushidô tenderà a visualizzare il combattimento come conclamato fine del proprio addestramento. Egli si soffermerà sulla fisicità senza analizzare il concetto. Porrà quesiti sul “come” e sul “quando” tralasciando il basilare “per quale ragione”.
 
La disciplina marziale affascina per la presupposta implicita acquisizione della forza e della saggezza. Chi ricerca forza e saggezza attraverso l'Arte Marziale ne rimarrà, probabilmente, deluso. Essa è una via impervia e faticosa. Sappiate che chiunque raggiunga questi doni attraverso il Kenjitsu Hasakidô potrebbe tranquillamente riceverli percorrendo altre strade. Attraverso il metodo, la tecnica, la disciplina, la forma mentis e l'allenamento si può conoscere la "forza"; mediante l'autodisciplina, l'autostima, l'autoanalisi, il discernimento ad essere capaci di seguire la ragione in ogni circostanza, con equilibrio e prudenza, si può sfiorare la "saggezza". 

L'arte marziale è una via... Non è la Via.

02 / 05
Maestro Michele Zannolfi

Il vero discepolo ha timore di pronunciare "insegnami", poiché egli comprende, pienamente, quanta disciplina si celi tra le lettere che compongono la parola "apprendimento".