APPUNTO DISCIPLINARE N. APD049


 

Ciò che più stupisce l'ospite nell'osservazione d'una seduta d'addestramento KHS in Sala d'Armi è constatare che il praticante utilizzi la sospensione del pensiero logico poco prima del combattimento. Direttrice ed obliqui s'evidenziano mutandosi in precise aree con le quali il praticante costantemente colloquia. Se il gesto altrui non usufruisce delle aree dapprima descritte  è inutile qualsivoglia movimento. Questo  processo mentale permette la massima velocità, ovverosia l’immobilità. Essi hanno assistito all'appunto disciplinare numero APD049.

IN PRIMIS ET ANTE OMNIA

La maggior velocità deriva dall'immobilità (M. Zannolfi)

Come prima cosa e prima di tutto. Il concetto della "immobilità", tante volte replicato in Sala d'Armi, infine prende forma definitiva in questo appunto disciplinare. Non riporterò questa annotazione come insegnamento ma come mio apprendimento. Scriverò del mio metodo, avendo ognuna/o di voi una chiave d’accesso personale. Davanti al "Gunsari" (combattente d’aria) o davanti all’avversario svuoto la mente al fine di non venire distratto da alcunché. Mi bastano pochi attimi (il tempo d’un respiro) ed avverto frammenti d’energia direzionarsi dapprima sulla mia direttrice verso l’avversario dopodiché ritornare e attraversarmi. Altri frammenti, con un brevissimo ritardo rispetto i primi, direzionarsi sulle fasce oblique in un lento andirivieni. Oltre a rallentare il tempo ha la medesima azione sui movimenti di chi si trova in quest’area. Unica eccezione è la risposta della mia "linea alba" che appare sull’Hara. Occorre essere capaci di eliminare qualsiasi forma di contrazione o tensione; dimenticare la paura ed affidarsi alle forze vitali che l’Hara custodisce. Necessita divenire “Hara no aru hita” ovverosia "Uomo che possiede l’Hara", ed ancor meglio essere fortificato dai principi del Bushidō i quali restituiscono l’equilibrio fisico, mentale e d’animo. Ciò permette al tempo di allungarsi e in quella dilatazione i movimenti vengono effettuati in una sorta di "movimento rallentato". È possibile, mantenendo uno stato di coscienza vigile, vedere ciò che non è ancora accaduto. Riuscire a "leggere" prima ancora che l'avversario abbia "scritto". Una dimensione irragionevole, senza raziocinio, ove tutto è ovattato ciononostante amplificato. Una condizione temporale nella quale è possibile ricevere la totalità delle nostre percezioni e cogliere così un attacco proveniente da un qualsiasi punto sul quadrante della Regina.




ERUDIAR ET ERUDIETUR




Da quanto ho potuto apprendere nel mio percorso marziale, attraverso la fondazione di più Scuole d’Armi, oggi sono indotto a pensare che il metodo didattico più proficuo, risieda nella comprensione della diversità tra la coniugazione latina Erudiar (che io sia istruito) e Erudietur (sarà istruito). Sono convinto che l’Allievo debba aspirare con volontà imperativa alla conoscenza, mentre all’Istruttore marziale spetta il convincimento assoluto che questo è quanto s’avvererà. Qualora l’Allievo applichi il giusto atteggiamento mentale nel duello, è indiscutibile che egli inizi a combattere ancor prima di scontrarsi fisicamente. L’Allievo d’Armi potrà percepire l’energia del suo avversario attraverso la tensione corporea e sarà in grado di capirne la determinazione emanata, osservandone sia la postura sia l’equilibrio. Durante gli attimi che precedono uno scontro la capacità d’intuire le caratteristiche, in termini sia di valore sia di demerito, dell’avversario è fondamentale. Tutto di voi comunicherà al vostro antagonista chi siete: i vostri occhi diverranno la vostra voce, il vostro corpo diverrà il suo limite, l’equilibrio il vostro grado d'apprendimento marziale, la vostra aurea diverrà il suo confine e i gesti indicheranno la Scuola d’Armi da cui derivate.