LA DIFFERENZA TRA IL CONOSCERE ED IL SAPERE exhibiting one's skills to the world is not a martial art Senshi no rekishi "Dai ragazzi di Via Sant’Antonino ad una rigida educazione militare durata più di vent'anni. Sono cresciuto con i fondamentali educazionali di "guerra". Quanto è riportato nello "Hagakure" m'appare distante, probabilmente risibile. Ritengo in assoluta buonafede che "Il libro dei 5 anelli" (五輪書 Go rin no sho ), scritto da Miyamoto Musashi (宮本武蔵 ) nel 1645, contrariamente all'elaborato "Hagakure" (Yamamoto Tsunetomo 葉隠聞書 Hagakure kikigaki, lett. "Annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie", sia stato realizzato da un uomo che ha conosciuto il "conflitto"; un uomo di guerra. I concetti trascritti all'interno evidenziano il pensiero di chi ha vissuto in virtù di questo Credo che, per quanto mi riguarda, non sia possibile indicarne finalità, etica e morale. Contrariamente l'autore dello Hagakure, Yamamoto Tsunetomo che fu al servizio del daimyō Nabeshima Mitsushige (1632-1700) del feudo di Saga in un'epoca di pace e di inizio della decadenza dei samurai è stato senz'altro esclusivamente un uomo di pace o per meglio scrivere non ha conosciuto lo "scontro". Quando il daimyo morì, Yamamoto divenne monaco buddhista della setta Zen Sōtō e si ritirò in monastero dove compose, in circa sette anni, ed aiutato dall'allievo Tashiro Tsuramoto, lo Hagakure, l'opera sullo spirito e il codice di condotta del samurai. Non confondete lo spirito di questi due uomini. Non appropriatevi di concetti che non v’appartengono. Vi leverebbero la maschera prima ancora d'aver terminato di dialogare!"(Michele Zannolfi Maestro Fondatore 1957) Mushin no shin Il KHS indica una disciplina che si fonda su presupposti spirituali più che tecnici ERUDIAR ET ERUDIETUR Vi sono parole la cui etimologia racchiude il nostro pensiero. Possiamo essere di fede cristiana, musulmana, buddista, taoista, indù o quante altre, ciò non toglie che tutte contemplino questi stati di grazia nei quali rispecchiarci. Mushin in giapponese o Wuxin in cinese (無心), (in italiano "senza mente") è uno stato mentale a cui si può arrivare con la meditazione secondo la dottrina Zen e Taoista e durante le attività quotidiane secondo alcune arti marziali. Il termine contiene un carattere che rappresenta la negazione: (無), seguito dal carattere che rappresenta il cuore e la mente: (心). Il termine è ridotto da Mushin no shin (無心 の 心), un'espressione Zen che significa la mente senza mente. Vale a dire, una mente non fissata o occupata da pensieri o emozioni, e quindi aperta a tutto. Mushin è raggiunto quando la mente di una persona è libera dai pensieri di rabbia, paura, o ego durante il combattimento o la vita di tutti i giorni. Vi è una mancanza di pensiero discorsivo e di giudizio, per cui la persona è totalmente libera di agire e di reagire nei confronti di un avversario senza esitazione e senza disturbi provenienti da tali pensieri. A questo punto, una persona si basa non su una speculazione intellettuale su ciò che sta avvenendo, ma sulla reazione istintiva che viene dall’allenamento, o su ciò che si sente intuitivamente. Non è uno stato rilassato, quasi meditativo, però. La mente lavora ad una velocità molto elevata, ma senza intenzioni, piani o direzioni. La mente chiara è paragonata a uno stagno, che è in grado di riflettere in modo chiaro la luna e gli alberi. Ma proprio come le onde nello stagno possono distorcere le immagini, così anche i nostri pensieri possono interrompere la vera percezione della realtà. Un artista marziale deve probabilmente allenarsi per molti anni per essere in grado di mantenere uno stato di mushin. In questo periodo le combinazioni di movimenti e scambi di tecniche devono essere praticati ripetutamente migliaia di volte, fino a che non possono essere eseguiti spontaneamente, senza un pensiero cosciente, cambiando così le reazioni naturali per essere più efficaci in combattimento o in qualsiasi altra cosa. Alcuni maestri ritengono che mushin sia lo stato in cui una persona capisce finalmente l'inutilità di tecniche e diventa veramente libero di muoversi. Il leggendario maestro zen Takuan Soho ha detto: La mente deve essere sempre nello stato dell’acqua che scorre, e non si ferma da nessuna parte: quando il flusso si interrompe, questa interruzione blocca la serenità della mente. Nel caso della spada, significa la morte. Quando lo spadaccino è davanti al suo avversario, non deve pensare all'avversario, né a se stesso, né ai movimenti di spada del suo nemico. Deve solo impugnare la spada trascurando ogni tecnica, pronto unicamente a seguire i dettami del subconscio. L'uomo si è cancellato, come possessore della spada. Quando colpisce, non è l'uomo ma la spada nella mano del subconscio dell'uomo che colpisce. Zanshin è un termine utilizzato nel mondo delle arti marziali col quale si indica un momento di concentrazione e di attenzione particolare durante il quale il soggetto tiene sotto controllo con lo sguardo l'avversario e si tiene a dovuta distanza da esso. Si verifica al termine di un combattimento (kumi) o di una applicazione di un kata (bunkai). Zanshin si traduce in "zan"= mantenere, "shin"= spirito, letteralmente "mantenere lo spirito allerta". Il vero Zanshin nasce da una concentrazione di tutti i sensi rivolta ad un particolare momento o ad una determinata azione, fisica e/o mentale "qui ed ora". Lo Zanshin delle arti marziali è strettamente legato al Mi Kamae (postura del corpo esterna) e Ki Kamae (postura psicologica interna). La perdita dello Zanshin equivale ad aprire una falla (kyo) nella propria difesa che potrebbe essere sfruttata dall'avversario per abbatterci. Shoshin (初心 giapponese; cinese 初心 chūxīn, coreano 초심 ch'osim, vietnamita sơ tâm) è la pronuncia in giapponese dei caratteri cinesi 初心 a loro volta resa in lingua cinese dei termini sanscriti nava-yāna-saṃprasthita e anche prathama-citta che indicano la mente del novizio buddhista, ovvero la mente che 'decide' di iniziare la pratica religiosa buddhista. In particolare, nel Buddhismo Zen viene inteso come "Mente del principiante" riferendosi al possedere un atteggiamento di apertura, determinazione, passione e assenza di preconcetti quando si studia una materia, anche quando si studia ad un livello avanzato, proprio come farebbe un principiante. Il termine è anche utilizzato nelle arti marziali giapponesi. Questo termine fu spesso utilizzato dal maestro buddhista giapponese di scuola Sōtō Zen, Shunryū Suzuki (鈴木俊隆, 1904-1971) e posto a titolo di una sua opera, largamente diffusa in Occidente, Zen Mind, Beginner's Mind, che riflette il suo tipico insegnamento sulla pratica Zen: «Nella mente del principiante vi sono molte possibilità, nella mente dell'esperto soltanto alcune.» Fudōshin (不動心) è uno stato di equanimità o imperturbabilità (letteralmente "cuore - mente - attenzione" "immobile") - una dimensione mentale/filosofica di un'arte marziale (usualmente giapponese) che contribuisce all'efficacia del professionista avanzato. Fudōshin è uno spirito di calma irremovibile e determinazione, di coraggio senza avventatezza, di stabilità radicata sia nel regno mentale sia nel regno fisico. Come un salice, possenti radici affondano nella terra mentre flessibili e tenaci rami oppongono, ai venti che soffiano, una leggera accomodante resistenza. Fudō myō-ō (不動明王) è una divinità buddhista (e uno dei tredici Buddha Giapponesi) che porta una spada in una mano (per recidere delusione e ignoranza) e una corda nell'altra (per legare "le forze del male", e le passioni e le emozioni violente o incontrollate). Nonostante un aspetto intimorente, i suoi caratteri di benevolenza e asservimento agli esseri viventi sono simboleggiati dallo stile della sua capigliatura tipica della classe servile. Il Satori (悟, giapponese Satori, da satoru, "rendersi conto"; cinese Wù, coreano 오 O; vietnamita: Ngộ), nella pratica del Buddismo Zen indica l'esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si "rende conto" e l'oggetto dell'osservazione. «Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell'Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell'affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l'essere è il divenire e il divenire è l'essere.» Il satori è il momento dell'illuminazione nella pratica del Buddhismo Zen, momento in cui l'intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l'atto puro. Tale processo è ben espresso dalla forma poetica dell'haiku. Illuminazione permanente Il significato letterale della parola è "comprendere", ed è talvolta usata come sinonimo di Kenshō, ma mentre questo è inteso come una realizzazione iniziale che deve essere approfondita, il satori è la realizzazione della Natura di Buddha di un risvegliato o di un patriarca. Lo psicoanalista-filosofo Carl Gustav Jung, nella prefazione a La grande liberazione. Introduzione al Buddismo Zen di Daisetsu Teitarō Suzuki, si sofferma in modo particolare nell'affermare come lo Zen sia prima di tutto Satori. «Nell'ambito del Cristianesimo il satori corrisponde a un'esperienza religiosa di trasformazione.» Il Buddismo Zen generalmente riconosce l'illuminazione come una cosa transitoria nella vita, una rivelazione, e il satori è uno stato d'illuminazione limitato nel tempo. Poiché però secondo la filosofia Zen tutte le cose sono transitorie, la natura temporanea del satori non è vista come una limitazione nel senso che una rivelazione temporanea avrebbe nella comprensione occidentale dell'illuminazione. La natura transitoria del satori, opposto all'eterno Nirvāṇa anelato dalla tradizione Buddista in India, deve molto all'influenza taoista sul Buddismo Chán in Cina, di cui il Buddismo Zen del Giappone è un'evoluzione. Il Taoismo è una filosofia mistica che enfatizza la purezza del momento, mentre le radici indù del Buddismo indiano hanno una visione più ampia volta all'uscita dalla prigione Karmica, prigione della perpetua rinascita del mondo materiale. Testo tratto da Appunti, Web Site, Libri, Memoriali storici Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Istruttori Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute
Mushin no shin Il KHS indica una disciplina che si fonda su presupposti spirituali più che tecnici ERUDIAR ET ERUDIETUR Vi sono parole la cui etimologia racchiude il nostro pensiero. Possiamo essere di fede cristiana, musulmana, buddista, taoista, indù o quante altre, ciò non toglie che tutte contemplino questi stati di grazia nei quali rispecchiarci. Mushin in giapponese o Wuxin in cinese (無心), (in italiano "senza mente") è uno stato mentale a cui si può arrivare con la meditazione secondo la dottrina Zen e Taoista e durante le attività quotidiane secondo alcune arti marziali. Il termine contiene un carattere che rappresenta la negazione: (無), seguito dal carattere che rappresenta il cuore e la mente: (心). Il termine è ridotto da Mushin no shin (無心 の 心), un'espressione Zen che significa la mente senza mente. Vale a dire, una mente non fissata o occupata da pensieri o emozioni, e quindi aperta a tutto. Mushin è raggiunto quando la mente di una persona è libera dai pensieri di rabbia, paura, o ego durante il combattimento o la vita di tutti i giorni. Vi è una mancanza di pensiero discorsivo e di giudizio, per cui la persona è totalmente libera di agire e di reagire nei confronti di un avversario senza esitazione e senza disturbi provenienti da tali pensieri. A questo punto, una persona si basa non su una speculazione intellettuale su ciò che sta avvenendo, ma sulla reazione istintiva che viene dall’allenamento, o su ciò che si sente intuitivamente. Non è uno stato rilassato, quasi meditativo, però. La mente lavora ad una velocità molto elevata, ma senza intenzioni, piani o direzioni. La mente chiara è paragonata a uno stagno, che è in grado di riflettere in modo chiaro la luna e gli alberi. Ma proprio come le onde nello stagno possono distorcere le immagini, così anche i nostri pensieri possono interrompere la vera percezione della realtà. Un artista marziale deve probabilmente allenarsi per molti anni per essere in grado di mantenere uno stato di mushin. In questo periodo le combinazioni di movimenti e scambi di tecniche devono essere praticati ripetutamente migliaia di volte, fino a che non possono essere eseguiti spontaneamente, senza un pensiero cosciente, cambiando così le reazioni naturali per essere più efficaci in combattimento o in qualsiasi altra cosa. Alcuni maestri ritengono che mushin sia lo stato in cui una persona capisce finalmente l'inutilità di tecniche e diventa veramente libero di muoversi. Il leggendario maestro zen Takuan Soho ha detto: La mente deve essere sempre nello stato dell’acqua che scorre, e non si ferma da nessuna parte: quando il flusso si interrompe, questa interruzione blocca la serenità della mente. Nel caso della spada, significa la morte. Quando lo spadaccino è davanti al suo avversario, non deve pensare all'avversario, né a se stesso, né ai movimenti di spada del suo nemico. Deve solo impugnare la spada trascurando ogni tecnica, pronto unicamente a seguire i dettami del subconscio. L'uomo si è cancellato, come possessore della spada. Quando colpisce, non è l'uomo ma la spada nella mano del subconscio dell'uomo che colpisce. Zanshin è un termine utilizzato nel mondo delle arti marziali col quale si indica un momento di concentrazione e di attenzione particolare durante il quale il soggetto tiene sotto controllo con lo sguardo l'avversario e si tiene a dovuta distanza da esso. Si verifica al termine di un combattimento (kumi) o di una applicazione di un kata (bunkai). Zanshin si traduce in "zan"= mantenere, "shin"= spirito, letteralmente "mantenere lo spirito allerta". Il vero Zanshin nasce da una concentrazione di tutti i sensi rivolta ad un particolare momento o ad una determinata azione, fisica e/o mentale "qui ed ora". Lo Zanshin delle arti marziali è strettamente legato al Mi Kamae (postura del corpo esterna) e Ki Kamae (postura psicologica interna). La perdita dello Zanshin equivale ad aprire una falla (kyo) nella propria difesa che potrebbe essere sfruttata dall'avversario per abbatterci. Shoshin (初心 giapponese; cinese 初心 chūxīn, coreano 초심 ch'osim, vietnamita sơ tâm) è la pronuncia in giapponese dei caratteri cinesi 初心 a loro volta resa in lingua cinese dei termini sanscriti nava-yāna-saṃprasthita e anche prathama-citta che indicano la mente del novizio buddhista, ovvero la mente che 'decide' di iniziare la pratica religiosa buddhista. In particolare, nel Buddhismo Zen viene inteso come "Mente del principiante" riferendosi al possedere un atteggiamento di apertura, determinazione, passione e assenza di preconcetti quando si studia una materia, anche quando si studia ad un livello avanzato, proprio come farebbe un principiante. Il termine è anche utilizzato nelle arti marziali giapponesi. Questo termine fu spesso utilizzato dal maestro buddhista giapponese di scuola Sōtō Zen, Shunryū Suzuki (鈴木俊隆, 1904-1971) e posto a titolo di una sua opera, largamente diffusa in Occidente, Zen Mind, Beginner's Mind, che riflette il suo tipico insegnamento sulla pratica Zen: «Nella mente del principiante vi sono molte possibilità, nella mente dell'esperto soltanto alcune.» Fudōshin (不動心) è uno stato di equanimità o imperturbabilità (letteralmente "cuore - mente - attenzione" "immobile") - una dimensione mentale/filosofica di un'arte marziale (usualmente giapponese) che contribuisce all'efficacia del professionista avanzato. Fudōshin è uno spirito di calma irremovibile e determinazione, di coraggio senza avventatezza, di stabilità radicata sia nel regno mentale sia nel regno fisico. Come un salice, possenti radici affondano nella terra mentre flessibili e tenaci rami oppongono, ai venti che soffiano, una leggera accomodante resistenza. Fudō myō-ō (不動明王) è una divinità buddhista (e uno dei tredici Buddha Giapponesi) che porta una spada in una mano (per recidere delusione e ignoranza) e una corda nell'altra (per legare "le forze del male", e le passioni e le emozioni violente o incontrollate). Nonostante un aspetto intimorente, i suoi caratteri di benevolenza e asservimento agli esseri viventi sono simboleggiati dallo stile della sua capigliatura tipica della classe servile. Il Satori (悟, giapponese Satori, da satoru, "rendersi conto"; cinese Wù, coreano 오 O; vietnamita: Ngộ), nella pratica del Buddismo Zen indica l'esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si "rende conto" e l'oggetto dell'osservazione. «Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell'Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell'affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l'essere è il divenire e il divenire è l'essere.» Il satori è il momento dell'illuminazione nella pratica del Buddhismo Zen, momento in cui l'intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l'atto puro. Tale processo è ben espresso dalla forma poetica dell'haiku. Illuminazione permanente Il significato letterale della parola è "comprendere", ed è talvolta usata come sinonimo di Kenshō, ma mentre questo è inteso come una realizzazione iniziale che deve essere approfondita, il satori è la realizzazione della Natura di Buddha di un risvegliato o di un patriarca. Lo psicoanalista-filosofo Carl Gustav Jung, nella prefazione a La grande liberazione. Introduzione al Buddismo Zen di Daisetsu Teitarō Suzuki, si sofferma in modo particolare nell'affermare come lo Zen sia prima di tutto Satori. «Nell'ambito del Cristianesimo il satori corrisponde a un'esperienza religiosa di trasformazione.» Il Buddismo Zen generalmente riconosce l'illuminazione come una cosa transitoria nella vita, una rivelazione, e il satori è uno stato d'illuminazione limitato nel tempo. Poiché però secondo la filosofia Zen tutte le cose sono transitorie, la natura temporanea del satori non è vista come una limitazione nel senso che una rivelazione temporanea avrebbe nella comprensione occidentale dell'illuminazione. La natura transitoria del satori, opposto all'eterno Nirvāṇa anelato dalla tradizione Buddista in India, deve molto all'influenza taoista sul Buddismo Chán in Cina, di cui il Buddismo Zen del Giappone è un'evoluzione. Il Taoismo è una filosofia mistica che enfatizza la purezza del momento, mentre le radici indù del Buddismo indiano hanno una visione più ampia volta all'uscita dalla prigione Karmica, prigione della perpetua rinascita del mondo materiale. Testo tratto da Appunti, Web Site, Libri, Memoriali storici Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Istruttori Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute
ERUDIAR ET ERUDIETUR Vi sono parole la cui etimologia racchiude il nostro pensiero. Possiamo essere di fede cristiana, musulmana, buddista, taoista, indù o quante altre, ciò non toglie che tutte contemplino questi stati di grazia nei quali rispecchiarci. Mushin in giapponese o Wuxin in cinese (無心), (in italiano "senza mente") è uno stato mentale a cui si può arrivare con la meditazione secondo la dottrina Zen e Taoista e durante le attività quotidiane secondo alcune arti marziali. Il termine contiene un carattere che rappresenta la negazione: (無), seguito dal carattere che rappresenta il cuore e la mente: (心). Il termine è ridotto da Mushin no shin (無心 の 心), un'espressione Zen che significa la mente senza mente. Vale a dire, una mente non fissata o occupata da pensieri o emozioni, e quindi aperta a tutto. Mushin è raggiunto quando la mente di una persona è libera dai pensieri di rabbia, paura, o ego durante il combattimento o la vita di tutti i giorni. Vi è una mancanza di pensiero discorsivo e di giudizio, per cui la persona è totalmente libera di agire e di reagire nei confronti di un avversario senza esitazione e senza disturbi provenienti da tali pensieri. A questo punto, una persona si basa non su una speculazione intellettuale su ciò che sta avvenendo, ma sulla reazione istintiva che viene dall’allenamento, o su ciò che si sente intuitivamente. Non è uno stato rilassato, quasi meditativo, però. La mente lavora ad una velocità molto elevata, ma senza intenzioni, piani o direzioni. La mente chiara è paragonata a uno stagno, che è in grado di riflettere in modo chiaro la luna e gli alberi. Ma proprio come le onde nello stagno possono distorcere le immagini, così anche i nostri pensieri possono interrompere la vera percezione della realtà. Un artista marziale deve probabilmente allenarsi per molti anni per essere in grado di mantenere uno stato di mushin. In questo periodo le combinazioni di movimenti e scambi di tecniche devono essere praticati ripetutamente migliaia di volte, fino a che non possono essere eseguiti spontaneamente, senza un pensiero cosciente, cambiando così le reazioni naturali per essere più efficaci in combattimento o in qualsiasi altra cosa. Alcuni maestri ritengono che mushin sia lo stato in cui una persona capisce finalmente l'inutilità di tecniche e diventa veramente libero di muoversi. Il leggendario maestro zen Takuan Soho ha detto: La mente deve essere sempre nello stato dell’acqua che scorre, e non si ferma da nessuna parte: quando il flusso si interrompe, questa interruzione blocca la serenità della mente. Nel caso della spada, significa la morte. Quando lo spadaccino è davanti al suo avversario, non deve pensare all'avversario, né a se stesso, né ai movimenti di spada del suo nemico. Deve solo impugnare la spada trascurando ogni tecnica, pronto unicamente a seguire i dettami del subconscio. L'uomo si è cancellato, come possessore della spada. Quando colpisce, non è l'uomo ma la spada nella mano del subconscio dell'uomo che colpisce. Zanshin è un termine utilizzato nel mondo delle arti marziali col quale si indica un momento di concentrazione e di attenzione particolare durante il quale il soggetto tiene sotto controllo con lo sguardo l'avversario e si tiene a dovuta distanza da esso. Si verifica al termine di un combattimento (kumi) o di una applicazione di un kata (bunkai). Zanshin si traduce in "zan"= mantenere, "shin"= spirito, letteralmente "mantenere lo spirito allerta". Il vero Zanshin nasce da una concentrazione di tutti i sensi rivolta ad un particolare momento o ad una determinata azione, fisica e/o mentale "qui ed ora". Lo Zanshin delle arti marziali è strettamente legato al Mi Kamae (postura del corpo esterna) e Ki Kamae (postura psicologica interna). La perdita dello Zanshin equivale ad aprire una falla (kyo) nella propria difesa che potrebbe essere sfruttata dall'avversario per abbatterci. Shoshin (初心 giapponese; cinese 初心 chūxīn, coreano 초심 ch'osim, vietnamita sơ tâm) è la pronuncia in giapponese dei caratteri cinesi 初心 a loro volta resa in lingua cinese dei termini sanscriti nava-yāna-saṃprasthita e anche prathama-citta che indicano la mente del novizio buddhista, ovvero la mente che 'decide' di iniziare la pratica religiosa buddhista. In particolare, nel Buddhismo Zen viene inteso come "Mente del principiante" riferendosi al possedere un atteggiamento di apertura, determinazione, passione e assenza di preconcetti quando si studia una materia, anche quando si studia ad un livello avanzato, proprio come farebbe un principiante. Il termine è anche utilizzato nelle arti marziali giapponesi. Questo termine fu spesso utilizzato dal maestro buddhista giapponese di scuola Sōtō Zen, Shunryū Suzuki (鈴木俊隆, 1904-1971) e posto a titolo di una sua opera, largamente diffusa in Occidente, Zen Mind, Beginner's Mind, che riflette il suo tipico insegnamento sulla pratica Zen: «Nella mente del principiante vi sono molte possibilità, nella mente dell'esperto soltanto alcune.» Fudōshin (不動心) è uno stato di equanimità o imperturbabilità (letteralmente "cuore - mente - attenzione" "immobile") - una dimensione mentale/filosofica di un'arte marziale (usualmente giapponese) che contribuisce all'efficacia del professionista avanzato. Fudōshin è uno spirito di calma irremovibile e determinazione, di coraggio senza avventatezza, di stabilità radicata sia nel regno mentale sia nel regno fisico. Come un salice, possenti radici affondano nella terra mentre flessibili e tenaci rami oppongono, ai venti che soffiano, una leggera accomodante resistenza. Fudō myō-ō (不動明王) è una divinità buddhista (e uno dei tredici Buddha Giapponesi) che porta una spada in una mano (per recidere delusione e ignoranza) e una corda nell'altra (per legare "le forze del male", e le passioni e le emozioni violente o incontrollate). Nonostante un aspetto intimorente, i suoi caratteri di benevolenza e asservimento agli esseri viventi sono simboleggiati dallo stile della sua capigliatura tipica della classe servile. Il Satori (悟, giapponese Satori, da satoru, "rendersi conto"; cinese Wù, coreano 오 O; vietnamita: Ngộ), nella pratica del Buddismo Zen indica l'esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si "rende conto" e l'oggetto dell'osservazione. «Satori, in termini psicologici, è un oltre i confini dell'Io. Da un punto di vista logico è scorgere la sintesi dell'affermazione e della negazione, in termini metafisici è afferrare intuitivamente che l'essere è il divenire e il divenire è l'essere.» Il satori è il momento dell'illuminazione nella pratica del Buddhismo Zen, momento in cui l'intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l'atto puro. Tale processo è ben espresso dalla forma poetica dell'haiku. Illuminazione permanente Il significato letterale della parola è "comprendere", ed è talvolta usata come sinonimo di Kenshō, ma mentre questo è inteso come una realizzazione iniziale che deve essere approfondita, il satori è la realizzazione della Natura di Buddha di un risvegliato o di un patriarca. Lo psicoanalista-filosofo Carl Gustav Jung, nella prefazione a La grande liberazione. Introduzione al Buddismo Zen di Daisetsu Teitarō Suzuki, si sofferma in modo particolare nell'affermare come lo Zen sia prima di tutto Satori. «Nell'ambito del Cristianesimo il satori corrisponde a un'esperienza religiosa di trasformazione.» Il Buddismo Zen generalmente riconosce l'illuminazione come una cosa transitoria nella vita, una rivelazione, e il satori è uno stato d'illuminazione limitato nel tempo. Poiché però secondo la filosofia Zen tutte le cose sono transitorie, la natura temporanea del satori non è vista come una limitazione nel senso che una rivelazione temporanea avrebbe nella comprensione occidentale dell'illuminazione. La natura transitoria del satori, opposto all'eterno Nirvāṇa anelato dalla tradizione Buddista in India, deve molto all'influenza taoista sul Buddismo Chán in Cina, di cui il Buddismo Zen del Giappone è un'evoluzione. Il Taoismo è una filosofia mistica che enfatizza la purezza del momento, mentre le radici indù del Buddismo indiano hanno una visione più ampia volta all'uscita dalla prigione Karmica, prigione della perpetua rinascita del mondo materiale. Testo tratto da Appunti, Web Site, Libri, Memoriali storici Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Istruttori Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute