LA DIFFERENZA TRA IL CONOSCERE ED IL SAPERE exhibiting one's skills to the world is not a martial art Senshi no rekishi "Dai ragazzi di Via Sant’Antonino ad una rigida educazione militare durata più di vent'anni. Sono cresciuto con i fondamentali educazionali di "guerra". Quanto è riportato nello "Hagakure" m'appare distante, probabilmente risibile. Ritengo in assoluta buonafede che "Il libro dei 5 anelli" (五輪書 Go rin no sho ), scritto da Miyamoto Musashi (宮本武蔵 ) nel 1645, contrariamente all'elaborato "Hagakure" (Yamamoto Tsunetomo 葉隠聞書 Hagakure kikigaki, lett. "Annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie", sia stato realizzato da un uomo che ha conosciuto il "conflitto"; un uomo di guerra. I concetti trascritti all'interno evidenziano il pensiero di chi ha vissuto in virtù di questo Credo che, per quanto mi riguarda, non sia possibile indicarne finalità, etica e morale. Contrariamente l'autore dello Hagakure, Yamamoto Tsunetomo che fu al servizio del daimyō Nabeshima Mitsushige (1632-1700) del feudo di Saga in un'epoca di pace e di inizio della decadenza dei samurai è stato senz'altro esclusivamente un uomo di pace o per meglio scrivere non ha conosciuto lo "scontro". Quando il daimyo morì, Yamamoto divenne monaco buddhista della setta Zen Sōtō e si ritirò in monastero dove compose, in circa sette anni, ed aiutato dall'allievo Tashiro Tsuramoto, lo Hagakure, l'opera sullo spirito e il codice di condotta del samurai. Non confondete lo spirito di questi due uomini. Non appropriatevi di concetti che non v’appartengono. Vi leverebbero la maschera prima ancora d'aver terminato di dialogare!"(Michele Zannolfi Maestro Fondatore 1957) Gorin no Sho Il KHS indica una disciplina che si fonda su presupposti spirituali più che tecnici ERUDIAR ET ERUDIETUR Il libro dei cinque anelli si intitola così in riferimento ai cinque elementi – Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto – del buddhismo Shingon, la forma di buddhismo esoterico introdotta in Giappone dalla Cina dal monaco Kukai nell’806 d.C. nel quale il Buddha cosmico, Vairocana, incarna l’universo intero. In Giappone Vairocana è rappresentato dalla sovrapposizione dei simboli dei cinque elementi che produce la Torre dei cinque anelli, una sorta di pagoda a cinque piani dove sull’elemento Terra (la stabilità) poggia l’essenza fluida dell’Acqua. Al di sopra c’è il Fuoco con la sua attività incessante, e sopra ancora il Vento che simboleggia la perfetta consapevolezza. Il culmine è il Vuoto, ovvero la vacuità buddhista (o assenza di un sé). Tali elementi si mescolano di continuo fra loro, dando origine a una forma esterna dell’universo che è l’impermanenza dei fenomeni, mentre quella intrinseca è la vacuità stessa. L’opera letteraria di Musashi riproduce questa struttura. Infatti, interdipendenti come i cinque elementi nel buddhismo Shingon, così sono e vanno letti i cinque libri del Libro dei cinque anelli: nessuno di essi può essere inteso a prescindere dagli altri. Libro della Terra Musashi parte dal presupposto che la vera scienza delle arti marziali consista nel praticarle e nell’insegnarle in vista della loro utilità. Perciò l’arte della spada sarà in primis una via di conoscenza che pretende un’applicazione pratica. Con un cenno alle quattro classi in cui è divisa la società giapponese (quella dei contadini, quella dei mercanti, quella dei cavalieri-guerrieri e quella degli artigiani), l’autore illustra la Via dell’Arte Marziale paragonandola a quella del carpentiere. Poi presenta il piano dell’opera e la sua ripartizione in cinque libri intitolati Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto, dedicati rispettivamente alla scienza delle arti marziali, alla sua scuola individuale, al combattimento in battaglia, alle varie scuole di arti marziali e all’ingresso spontaneo nella vera Via. Si sofferma poi a spiegare il motivo per cui la sua scuola sia denominata Niten Ichi-ryu (“due cieli in uno”): perché il guerriero deve impugnare due armi, una lunga e una corta, nella mano destra e nella mano sinistra, e dunque lo scopo di chi scrive è insegnare a maneggiare la spada lunga con una sola mano. Lo spirito di questa sua scuola è vincere con ogni mezzo. Per quanto riguarda le armi, osserva che ci sono un momento e una situazione in cui ogni arma è appropriata, anzi l’arma è sempre funzionale, perciò bisogna saperle maneggiare tutte. Come esistono il ritmo e l’armonia in tutte le cose, esistono ritmo e armonia anche nelle arti marziali: per vincere è necessario scoprire quelli degli avversari e impiegare quelli che i nemici non si aspettano. Verso la conclusione del Libro della Terra Musashi elenca nove principi per imparare l’arte, tra i quali l’ultimo (ma non ultimo) suggerisce di non fare mai niente di inutile. Ciò garantirà la vittoria del corpo, della mente e la vittoria in ogni ambito, come il governo delle nazioni e la cura del popolo. Infatti l’addestramento non è solo per il guerriero, l’addestramento è per tutti: l’insegnamento delle arti militari in ogni campo è quello di evitare di essere sconfitti. Libro dell’Acqua È un compito arduo sintetizzare questo libro che, per la sua natura, veicola significati in ciò che è lasciato sottointeso più che in quanto viene espresso. Come l’acqua si adatta a ogni recipiente, così questo insegnamento si adegua a ogni circostanza: è l’elogio della fluidità. Inoltre, Musashi ribadisce che la fissazione è male e che questa tecnica si sa adattare alle singole situazioni. Lo scopo non è difendersi, ma sempre uccidere il nemico. Si tratta di un capitolo dalla duplice natura, pratica e filosofica, in cui l’autore illustra il suo stile di spada, soffermandosi sull’atteggiamento mentale, la postura, l’uso degli occhi e dei piedi e i colpi di spada dai nomi fantasiosi. Perché è l’uso della spada lunga che rivela la vera scienza delle arti marziali, puntualizza qui Musashi, e comunque questa viene trasmessa a voce, non la si può apprendere da un libro. Questo resoconto delle arti della spada nella scuola individuale di Musashi si conclude con la raccomandazione di apprendere senza fretta e un passo alla volta, anche se il cammino è di mille leghe. Quest’arte, se ben praticata, permetterà di affrontare e vincere persino più nemici contemporaneamente, ricordando inoltre che l’insegnamento proposto dall’opera è applicabile tanto al duello quanto allo scontro fra eserciti. Ciò che più conta è imparare a superare se stessi per riuscire a vincere gli altri. Libro del Fuoco Il libro centrale dell’opera di Musashi è anche quello che consente le più estese possibilità di applicazione dell’arte della spada ad altri settori, come nella vita quotidiana. Vi si affrontano la strategia del combattimento e i suoi espedienti. La prima raccomandazione è innanzitutto quella di conoscere a fondo il nemico per preparare il terreno e prevenirne l’iniziativa. Inoltre, un’importanza cruciale assumono le tecniche psicologiche, per vincere l’avversario piegandone la mente: per esempio, nelle battaglie è essenziale provocare turbamento fra i nemici, ed è sempre bene innervosirli, con le finte e altri metodi. Un consiglio utile anche per la vita lavorativa di ogni giorno è quello di cambiare la propria percezione: invece di soffermarsi sul timore che suscita un antagonista, è meglio considerare quanta paura l’antagonista stesso possa avere di noi. E ancora, se si cerca di contrastare il nemico, si è già in ritardo: il guerriero deve piuttosto muoversi intorno a lui, manipolarlo, permettendogli di compiere le azioni inutili e dispersive ma impedendogli quelle vantaggiose. E ribadiamolo: tutto è fondato sulla conoscenza. Di sé e dell’altro. Come disse Sun-tzu: Se conosci il tuo avversario e conosci te stesso, potrai combattere cento volte e cento volte vincerai. Se non conosci il tuo avversario e conosci te stesso, le possibilità di vittoria saranno pari alle possibilità di sconfitta. Se non conosci il tuo avversario e non conosci te stesso, conoscerai solo sconfitte. Musashi fa a questo punto una rassegna delle maniere per attaccare l’avversario e per rispondere al suo attacco: naturalmente l’intelligenza sta tutta nell’adeguare ciascuna tattica alla particolare circostanza che la richiede. Allora risulta facile vincere, soprattutto se si è già visto come si muove il nemico. E ancora, si enfatizza l’importanza di sapersi “rinnovare”, di ripartire da capo, quando si raggiunge un punto di stallo. Libro del Vento Già alla conclusione del Libro del Fuoco Musashi aveva anticipato che le altre scuole di arti marziali avevano il limite di puntare tutto esclusivamente sugli aspetti teorici o su quelli pratici, senza essere in grado di giungere a una sintesi delle due cose. Qui, nel Libro del Vento, procede a una critica serrata degli altri stili di scherma a lui contemporanei, partendo dal presupposto che se non li si conosce, non si può capire il metodo della sua scuola individuale. Musashi manifesta disprezzo per queste scuole che vendono vuota esibizione condannando la teatralizzazione e la commercializzazione delle arti marziali. La rassegna dei vari stili viene fatta attraverso nove categorie (la predilezione per la spada lunghissima, la predilezione per la spada lunga più corta, i modi di percepire dell’occhio, il gioco di gambe…). In particolare ricordiamo il bel passo in cui si afferma che la velocità non è la vera Via, perché l’esecuzione di un esperto appare sempre rilassata. Inoltre, tutti gli esempi relativi al duello vengono poi applicati alla scienza militare su larga scala, coinvolgendo contingenti e manovre di truppe. Delle scuole Musashi afferma di non essersi disturbato a citare i nomi, per amore della posterità che non li ricorderà comunque. Il difetto comune a tutte queste (nessuna di esse incarna la vera Via) è il fatto di essere piene di pregiudizi, mancanza da cui la sua scuola soltanto è esente. Libro del Vuoto Questo brevissimo epilogo rappresenta il punto di riferimento per gli altri libri. È profondamente filosofico, e indica il significato non solo della Via della spada ma della Via in generale a partire dal concetto di Vuoto. Il Vuoto non ha nulla a che vedere con la nozione volgare di oscurità, ignoranza e quindi di non comprensione delle leggi dei guerrieri; il vero Vuoto è la condizione in cui non vi è oscurità e in cui la confusione è dissolta. E siccome la Via praticata dai guerrieri non è affatto oscura, ne deriva che considerando il Vuoto come la Via, si considera la Via come Vuoto. La realizzazione del Vuoto, la realtà suprema dello Zen, è l’obiettivo del guerriero e Musashi parla non solo di tecnica ma della liberazione della mente: la Via della spada da addestramento a sentiero di evoluzione spirituale. La tecnica, la pratica spirituale e la liberazione della mente diventano una cosa sola, attraverso la perseveranza e l’addestramento continuo. Poche parole icastiche a suggellare magistralmente Il libro dei cinque anelli. La spada giapponese Mille giorni di pratica per forgiare, per essere sulla Via, diecimila giorni di allenamento per lucidare, per essere esperti. Medita profondamente su questo principio. Si può vincere senza la spada come si può perdere brandendola. (Miyamoto Musashi) Finché un uomo non conosce la vera Via penserà di essere nel giusto perché crede nel buddhismo o in qualsiasi altra fede del mondo. Ma quando assume il punto di vista della vera Via e vede la realtà del mondo dalla giusta prospettiva, diventa consapevole di quanto quelle visioni si allontanino dalla vera Via a causa dei pregiudizi e della distorsione della visione. La sua opera più nota è il Gorin no sho (“Il libro dei cinque anelli”), che compose negli ultimi anni di vita, testo che è la sintesi di tutta la sua esperienza e il suo lascito alla letteratura mondiale. È un testo classico ispirato allo Zen, anche se non contiene alcun riferimento diretto a esso. Da profondo conoscitore e praticante, infatti, considerava l’arte della spada come un mezzo per affilare lo spirito. La mente del samurai deve essere “retta”, deve risiedere nel Vuoto, affinché il corpo possa performare qualunque azione. Secondo il principio ispiratore del Gorin no sho, il samurai deve affrontare qualsiasi situazione della vita con la stessa impostazione mentale con cui scende in battaglia. Nella Via dell’Arte Marziale l’atteggiamento dello spirito non varia con le circostanze. Nella vita quotidiana come nel combattimento, sarai esattamente lo stesso. Devi solo fare attenzione ad avere sempre una visione elevata. Affronta la situazione senza essere teso o troppo impulsivo. Rimani centrato, senza esitare. Sii calmo e non perdere mai l’attenzione. Fluidità, sensibilità, libertà e apertura devono essere le tue qualità. Anche se il corpo è tranquillo, non abbassare la guardia, e quando è veloce mantieni la mente calma. La mente non deve essere trascinata dal corpo, né il corpo deve essere trascinato dalla mente. Controlla la mente e lascia libero il corpo. Trasmetti qualsiasi informazione alla mente e non farti distrarre da dettagli non essenziali. Pochi giorni prima di morire, compose un brevissimo manoscritto, il Dokkodo (“La Via da seguire da soli”), in cui, in ventuno precetti, condensa la propria eredità spirituale. Puoi abbandonare il tuo corpo, ma devi preservare l’onore. Non perdere mai la Via. Il libro dei cinque anelli (五輪書 Go rin no sho), scritto da Miyamoto Musashi (宮本武蔵) nel 1645, è considerato un classico dei trattati sulla strategia militare, spesso paragonato a L'arte della guerra di Sūnzǐ. Il libro è conosciuto anche come Il libro degli elementi o Il libro dei cinque elementi, dato che ognuno dei cinque capitoli del libro ha il nome di uno degli elementi che secondo l'autore costituivano il mondo. Ogni elemento rappresenta un differente aspetto della strategia e si presume che il guerriero che sia in grado di padroneggiare perfettamente i cinque elementi sia un guerriero invincibile. Quando è stata presentata la prima traduzione in inglese il libro ha riscosso subito un notevole successo tra i manager che interpretavano gli insegnamenti del maestro nell'ottica della competizione economica. Per i membri della Hyoho Niten Ichi-ryu invece è solamente un manuale della strategia e della filosofia del combattimento. Nell'introduzione, Musashi dice «siamo nei primi dieci giorni del decimo mese nel ventesimo anno di Kanei», il che fa datare il libro al 1645. Un paragone quasi obbligato, è confrontare questo con lo Hagakure (lett. "Nascosto fra le foglie"), l'altro testo relativo all'etica dei samurai (侍), posteriore di 70 anni (1716), scritto da Yamamoto Tsunetomo. Strettamente legato al LIbro dei cinque anelli è il Dōkkōdō (獨行道? "La via della solitudine" o "La via da seguire soli"), un breve saggio scritto da Miyamoto Musashi il 12 maggio del 1645, una settimana prima della sua morte, che raccoglie 19 o 21 precetti (i precetti 4 e 20 mancano nella prima versione) base per la vita di un samurai. Niten Ryu, o più precisamente Niten Ichiryu, è una dottrina strategica sviluppata da Miyamoto Musashi, celebre samurai vissuto dal 1584 al 1645, ed è esposta nel celebre Gorin no Shò, Il libro dei cinque anelli, scritto dallo stesso Musashi. Vuol dire letteralmente "Due cieli: una scuola". In realtà, con Niten Ichiryu si intende la componente esoterica di tale disciplina, che fa complemento alla dottrina esoterica comunemente detta "Due spade: una scuola". In questa voce utilizzeremo per comodità solo la dicitura Niten Ichiryu. Nella sua componente più esoterica, il Niten comprende una trattazione delle varie armi e del loro utilizzo e un'esposizione della varie posture del corpo e dei vari modi di colpire l'avversario. Musashi non espone mai la propria dottrina in maniera esplicita: pure nelle sezioni più "tecniche" l'importanza del non-detto travalica quella dell'esposizione formale. D'altra parte lo stesso autore del Gorin no Sho afferma di non aver mai avuto un maestro, e il vero stratega deve apprendere da solo i fondamenti della strategia, attraverso poche fondamentali linee guida. Uno dei concetti fondamentali del Niten è l'uso delle due spade. All'epoca dei samurai un guerriero (bushi) aveva due spade alla cintura: la katana (spada lunga) e la wakizashi o tanto (spada corta). Morire con una di queste armi ancora nel fodero significava non aver fatto tutto il possibile per vincere. Questo è ovviamente contrario all'etica del samurai: nel Niten si raccomanda dunque di imparare ad utilizzare tutte e due le spade in combattimento. Altro importante concetto è il non fare affidamento solo sull'equipaggiamento. Certe scuole di scherma dell'epoca insegnavano l'utilizzo di un particolare tipo di arma, magari una spada più lunga del normale, e come trarre vantaggio da queste. Un vero stratega, ammonisce Musashi, conosce pregi e difetti di ogni singola arma, ma non si limita ad usarne solo una: una spada lunga ad esempio può essere inutile negli spazi stretti. L'eccessiva specializzazione porta all'estinzione, e l'eccessiva fiducia nel mezzo porta alla sconfitta. Per quanto riguarda la parte "tecnica", il Niten considera le posizioni di guardia basilari, assumendo la guardia classica (chudan) come centro dell'azione. Raccomanda altresì di non affidarsi solo a questo: le varie posizioni del corpo devono rispondere alle necessità del momento, così come non esiste un solo modo di muovere i piedi o di portare un fendente. Anche per quanto riguarda i fendenti, Musashi resta sul vago: la spada si impugna (come nel kendō) con una presa forte delle ultime due dita di ogni mano. Nel portare un fendente l'unica preoccupazione deve essere: tagliare il nemico. Il Niten tratta in maniera abbastanza "fumosa" vari tipi di colpi e fendenti, senza mai curarsi di spiegare la tecnica del colpo nel dettaglio, Musashi preferisce focalizzare l'attenzione sulla percezione mentale di ogni colpo. Quindi si avrà il "fendente che va proprio a segno", il "fendente fuoco e pietre", il fendente "foglie rosse", ecc... Più della tecnica in sé, traspare nel Niten una caratteristica fondamentale: il colpo, quale che esso sia, deve essere scagliato in una sola unità di tempo, e deve andare a segno nella propria mente, prima che nell'avversario. Il ritmo dei fendenti e delle parate è importante: chi non conosce il ritmo di un duello, chi non sa colpire nell'unità di tempo giusta, anche se in possesso di grande forza ed impareggiabile tecnica verrà sconfitto. In effetti, più che una scuola di scherma, il Niten Ichiryu è una dottrina filosofica: essere sempre pronti a cambiare ed adattarsi, come l'acqua si adatta al contenitore. Lo stratega non è solo colui che impone il proprio metodo e il proprio ritmo al duello, ma anche e soprattutto chi sa leggere la situazione, valutare velocemente i punti di forza e debolezza, cambiare la situazione in proprio favore e -fondamentale- vincere. Addentrandosi attraverso il Gorin no Sho nella dottrina del Niten si scopre il fondamento della scuola: il vuoto. Sia la postura, che la camminata, che il colpire con un fendente devono sottostare alla regola del vuoto. Colpire, sì, ma senza l'intenzione di colpire. Colpire con la mente vuota. Il concetto di vuoto nel Niten, ma anche nelle altre discipline orientali, è molto diverso da quello occidentale. Il vuoto è l'assenza di forma, di intenzione, di evidenza. Colpire senza l'intenzione, avere una posizione non evidente, una forma-senza forma, questo è il fondamento del Niten Ichiryu. Solo attraverso la mente vuota, avverte Musashi, è possibile trovare la Via. Testo liberamente tratto da Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute
Gorin no Sho Il KHS indica una disciplina che si fonda su presupposti spirituali più che tecnici ERUDIAR ET ERUDIETUR Il libro dei cinque anelli si intitola così in riferimento ai cinque elementi – Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto – del buddhismo Shingon, la forma di buddhismo esoterico introdotta in Giappone dalla Cina dal monaco Kukai nell’806 d.C. nel quale il Buddha cosmico, Vairocana, incarna l’universo intero. In Giappone Vairocana è rappresentato dalla sovrapposizione dei simboli dei cinque elementi che produce la Torre dei cinque anelli, una sorta di pagoda a cinque piani dove sull’elemento Terra (la stabilità) poggia l’essenza fluida dell’Acqua. Al di sopra c’è il Fuoco con la sua attività incessante, e sopra ancora il Vento che simboleggia la perfetta consapevolezza. Il culmine è il Vuoto, ovvero la vacuità buddhista (o assenza di un sé). Tali elementi si mescolano di continuo fra loro, dando origine a una forma esterna dell’universo che è l’impermanenza dei fenomeni, mentre quella intrinseca è la vacuità stessa. L’opera letteraria di Musashi riproduce questa struttura. Infatti, interdipendenti come i cinque elementi nel buddhismo Shingon, così sono e vanno letti i cinque libri del Libro dei cinque anelli: nessuno di essi può essere inteso a prescindere dagli altri. Libro della Terra Musashi parte dal presupposto che la vera scienza delle arti marziali consista nel praticarle e nell’insegnarle in vista della loro utilità. Perciò l’arte della spada sarà in primis una via di conoscenza che pretende un’applicazione pratica. Con un cenno alle quattro classi in cui è divisa la società giapponese (quella dei contadini, quella dei mercanti, quella dei cavalieri-guerrieri e quella degli artigiani), l’autore illustra la Via dell’Arte Marziale paragonandola a quella del carpentiere. Poi presenta il piano dell’opera e la sua ripartizione in cinque libri intitolati Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto, dedicati rispettivamente alla scienza delle arti marziali, alla sua scuola individuale, al combattimento in battaglia, alle varie scuole di arti marziali e all’ingresso spontaneo nella vera Via. Si sofferma poi a spiegare il motivo per cui la sua scuola sia denominata Niten Ichi-ryu (“due cieli in uno”): perché il guerriero deve impugnare due armi, una lunga e una corta, nella mano destra e nella mano sinistra, e dunque lo scopo di chi scrive è insegnare a maneggiare la spada lunga con una sola mano. Lo spirito di questa sua scuola è vincere con ogni mezzo. Per quanto riguarda le armi, osserva che ci sono un momento e una situazione in cui ogni arma è appropriata, anzi l’arma è sempre funzionale, perciò bisogna saperle maneggiare tutte. Come esistono il ritmo e l’armonia in tutte le cose, esistono ritmo e armonia anche nelle arti marziali: per vincere è necessario scoprire quelli degli avversari e impiegare quelli che i nemici non si aspettano. Verso la conclusione del Libro della Terra Musashi elenca nove principi per imparare l’arte, tra i quali l’ultimo (ma non ultimo) suggerisce di non fare mai niente di inutile. Ciò garantirà la vittoria del corpo, della mente e la vittoria in ogni ambito, come il governo delle nazioni e la cura del popolo. Infatti l’addestramento non è solo per il guerriero, l’addestramento è per tutti: l’insegnamento delle arti militari in ogni campo è quello di evitare di essere sconfitti. Libro dell’Acqua È un compito arduo sintetizzare questo libro che, per la sua natura, veicola significati in ciò che è lasciato sottointeso più che in quanto viene espresso. Come l’acqua si adatta a ogni recipiente, così questo insegnamento si adegua a ogni circostanza: è l’elogio della fluidità. Inoltre, Musashi ribadisce che la fissazione è male e che questa tecnica si sa adattare alle singole situazioni. Lo scopo non è difendersi, ma sempre uccidere il nemico. Si tratta di un capitolo dalla duplice natura, pratica e filosofica, in cui l’autore illustra il suo stile di spada, soffermandosi sull’atteggiamento mentale, la postura, l’uso degli occhi e dei piedi e i colpi di spada dai nomi fantasiosi. Perché è l’uso della spada lunga che rivela la vera scienza delle arti marziali, puntualizza qui Musashi, e comunque questa viene trasmessa a voce, non la si può apprendere da un libro. Questo resoconto delle arti della spada nella scuola individuale di Musashi si conclude con la raccomandazione di apprendere senza fretta e un passo alla volta, anche se il cammino è di mille leghe. Quest’arte, se ben praticata, permetterà di affrontare e vincere persino più nemici contemporaneamente, ricordando inoltre che l’insegnamento proposto dall’opera è applicabile tanto al duello quanto allo scontro fra eserciti. Ciò che più conta è imparare a superare se stessi per riuscire a vincere gli altri. Libro del Fuoco Il libro centrale dell’opera di Musashi è anche quello che consente le più estese possibilità di applicazione dell’arte della spada ad altri settori, come nella vita quotidiana. Vi si affrontano la strategia del combattimento e i suoi espedienti. La prima raccomandazione è innanzitutto quella di conoscere a fondo il nemico per preparare il terreno e prevenirne l’iniziativa. Inoltre, un’importanza cruciale assumono le tecniche psicologiche, per vincere l’avversario piegandone la mente: per esempio, nelle battaglie è essenziale provocare turbamento fra i nemici, ed è sempre bene innervosirli, con le finte e altri metodi. Un consiglio utile anche per la vita lavorativa di ogni giorno è quello di cambiare la propria percezione: invece di soffermarsi sul timore che suscita un antagonista, è meglio considerare quanta paura l’antagonista stesso possa avere di noi. E ancora, se si cerca di contrastare il nemico, si è già in ritardo: il guerriero deve piuttosto muoversi intorno a lui, manipolarlo, permettendogli di compiere le azioni inutili e dispersive ma impedendogli quelle vantaggiose. E ribadiamolo: tutto è fondato sulla conoscenza. Di sé e dell’altro. Come disse Sun-tzu: Se conosci il tuo avversario e conosci te stesso, potrai combattere cento volte e cento volte vincerai. Se non conosci il tuo avversario e conosci te stesso, le possibilità di vittoria saranno pari alle possibilità di sconfitta. Se non conosci il tuo avversario e non conosci te stesso, conoscerai solo sconfitte. Musashi fa a questo punto una rassegna delle maniere per attaccare l’avversario e per rispondere al suo attacco: naturalmente l’intelligenza sta tutta nell’adeguare ciascuna tattica alla particolare circostanza che la richiede. Allora risulta facile vincere, soprattutto se si è già visto come si muove il nemico. E ancora, si enfatizza l’importanza di sapersi “rinnovare”, di ripartire da capo, quando si raggiunge un punto di stallo. Libro del Vento Già alla conclusione del Libro del Fuoco Musashi aveva anticipato che le altre scuole di arti marziali avevano il limite di puntare tutto esclusivamente sugli aspetti teorici o su quelli pratici, senza essere in grado di giungere a una sintesi delle due cose. Qui, nel Libro del Vento, procede a una critica serrata degli altri stili di scherma a lui contemporanei, partendo dal presupposto che se non li si conosce, non si può capire il metodo della sua scuola individuale. Musashi manifesta disprezzo per queste scuole che vendono vuota esibizione condannando la teatralizzazione e la commercializzazione delle arti marziali. La rassegna dei vari stili viene fatta attraverso nove categorie (la predilezione per la spada lunghissima, la predilezione per la spada lunga più corta, i modi di percepire dell’occhio, il gioco di gambe…). In particolare ricordiamo il bel passo in cui si afferma che la velocità non è la vera Via, perché l’esecuzione di un esperto appare sempre rilassata. Inoltre, tutti gli esempi relativi al duello vengono poi applicati alla scienza militare su larga scala, coinvolgendo contingenti e manovre di truppe. Delle scuole Musashi afferma di non essersi disturbato a citare i nomi, per amore della posterità che non li ricorderà comunque. Il difetto comune a tutte queste (nessuna di esse incarna la vera Via) è il fatto di essere piene di pregiudizi, mancanza da cui la sua scuola soltanto è esente. Libro del Vuoto Questo brevissimo epilogo rappresenta il punto di riferimento per gli altri libri. È profondamente filosofico, e indica il significato non solo della Via della spada ma della Via in generale a partire dal concetto di Vuoto. Il Vuoto non ha nulla a che vedere con la nozione volgare di oscurità, ignoranza e quindi di non comprensione delle leggi dei guerrieri; il vero Vuoto è la condizione in cui non vi è oscurità e in cui la confusione è dissolta. E siccome la Via praticata dai guerrieri non è affatto oscura, ne deriva che considerando il Vuoto come la Via, si considera la Via come Vuoto. La realizzazione del Vuoto, la realtà suprema dello Zen, è l’obiettivo del guerriero e Musashi parla non solo di tecnica ma della liberazione della mente: la Via della spada da addestramento a sentiero di evoluzione spirituale. La tecnica, la pratica spirituale e la liberazione della mente diventano una cosa sola, attraverso la perseveranza e l’addestramento continuo. Poche parole icastiche a suggellare magistralmente Il libro dei cinque anelli. La spada giapponese Mille giorni di pratica per forgiare, per essere sulla Via, diecimila giorni di allenamento per lucidare, per essere esperti. Medita profondamente su questo principio. Si può vincere senza la spada come si può perdere brandendola. (Miyamoto Musashi) Finché un uomo non conosce la vera Via penserà di essere nel giusto perché crede nel buddhismo o in qualsiasi altra fede del mondo. Ma quando assume il punto di vista della vera Via e vede la realtà del mondo dalla giusta prospettiva, diventa consapevole di quanto quelle visioni si allontanino dalla vera Via a causa dei pregiudizi e della distorsione della visione. La sua opera più nota è il Gorin no sho (“Il libro dei cinque anelli”), che compose negli ultimi anni di vita, testo che è la sintesi di tutta la sua esperienza e il suo lascito alla letteratura mondiale. È un testo classico ispirato allo Zen, anche se non contiene alcun riferimento diretto a esso. Da profondo conoscitore e praticante, infatti, considerava l’arte della spada come un mezzo per affilare lo spirito. La mente del samurai deve essere “retta”, deve risiedere nel Vuoto, affinché il corpo possa performare qualunque azione. Secondo il principio ispiratore del Gorin no sho, il samurai deve affrontare qualsiasi situazione della vita con la stessa impostazione mentale con cui scende in battaglia. Nella Via dell’Arte Marziale l’atteggiamento dello spirito non varia con le circostanze. Nella vita quotidiana come nel combattimento, sarai esattamente lo stesso. Devi solo fare attenzione ad avere sempre una visione elevata. Affronta la situazione senza essere teso o troppo impulsivo. Rimani centrato, senza esitare. Sii calmo e non perdere mai l’attenzione. Fluidità, sensibilità, libertà e apertura devono essere le tue qualità. Anche se il corpo è tranquillo, non abbassare la guardia, e quando è veloce mantieni la mente calma. La mente non deve essere trascinata dal corpo, né il corpo deve essere trascinato dalla mente. Controlla la mente e lascia libero il corpo. Trasmetti qualsiasi informazione alla mente e non farti distrarre da dettagli non essenziali. Pochi giorni prima di morire, compose un brevissimo manoscritto, il Dokkodo (“La Via da seguire da soli”), in cui, in ventuno precetti, condensa la propria eredità spirituale. Puoi abbandonare il tuo corpo, ma devi preservare l’onore. Non perdere mai la Via. Il libro dei cinque anelli (五輪書 Go rin no sho), scritto da Miyamoto Musashi (宮本武蔵) nel 1645, è considerato un classico dei trattati sulla strategia militare, spesso paragonato a L'arte della guerra di Sūnzǐ. Il libro è conosciuto anche come Il libro degli elementi o Il libro dei cinque elementi, dato che ognuno dei cinque capitoli del libro ha il nome di uno degli elementi che secondo l'autore costituivano il mondo. Ogni elemento rappresenta un differente aspetto della strategia e si presume che il guerriero che sia in grado di padroneggiare perfettamente i cinque elementi sia un guerriero invincibile. Quando è stata presentata la prima traduzione in inglese il libro ha riscosso subito un notevole successo tra i manager che interpretavano gli insegnamenti del maestro nell'ottica della competizione economica. Per i membri della Hyoho Niten Ichi-ryu invece è solamente un manuale della strategia e della filosofia del combattimento. Nell'introduzione, Musashi dice «siamo nei primi dieci giorni del decimo mese nel ventesimo anno di Kanei», il che fa datare il libro al 1645. Un paragone quasi obbligato, è confrontare questo con lo Hagakure (lett. "Nascosto fra le foglie"), l'altro testo relativo all'etica dei samurai (侍), posteriore di 70 anni (1716), scritto da Yamamoto Tsunetomo. Strettamente legato al LIbro dei cinque anelli è il Dōkkōdō (獨行道? "La via della solitudine" o "La via da seguire soli"), un breve saggio scritto da Miyamoto Musashi il 12 maggio del 1645, una settimana prima della sua morte, che raccoglie 19 o 21 precetti (i precetti 4 e 20 mancano nella prima versione) base per la vita di un samurai. Niten Ryu, o più precisamente Niten Ichiryu, è una dottrina strategica sviluppata da Miyamoto Musashi, celebre samurai vissuto dal 1584 al 1645, ed è esposta nel celebre Gorin no Shò, Il libro dei cinque anelli, scritto dallo stesso Musashi. Vuol dire letteralmente "Due cieli: una scuola". In realtà, con Niten Ichiryu si intende la componente esoterica di tale disciplina, che fa complemento alla dottrina esoterica comunemente detta "Due spade: una scuola". In questa voce utilizzeremo per comodità solo la dicitura Niten Ichiryu. Nella sua componente più esoterica, il Niten comprende una trattazione delle varie armi e del loro utilizzo e un'esposizione della varie posture del corpo e dei vari modi di colpire l'avversario. Musashi non espone mai la propria dottrina in maniera esplicita: pure nelle sezioni più "tecniche" l'importanza del non-detto travalica quella dell'esposizione formale. D'altra parte lo stesso autore del Gorin no Sho afferma di non aver mai avuto un maestro, e il vero stratega deve apprendere da solo i fondamenti della strategia, attraverso poche fondamentali linee guida. Uno dei concetti fondamentali del Niten è l'uso delle due spade. All'epoca dei samurai un guerriero (bushi) aveva due spade alla cintura: la katana (spada lunga) e la wakizashi o tanto (spada corta). Morire con una di queste armi ancora nel fodero significava non aver fatto tutto il possibile per vincere. Questo è ovviamente contrario all'etica del samurai: nel Niten si raccomanda dunque di imparare ad utilizzare tutte e due le spade in combattimento. Altro importante concetto è il non fare affidamento solo sull'equipaggiamento. Certe scuole di scherma dell'epoca insegnavano l'utilizzo di un particolare tipo di arma, magari una spada più lunga del normale, e come trarre vantaggio da queste. Un vero stratega, ammonisce Musashi, conosce pregi e difetti di ogni singola arma, ma non si limita ad usarne solo una: una spada lunga ad esempio può essere inutile negli spazi stretti. L'eccessiva specializzazione porta all'estinzione, e l'eccessiva fiducia nel mezzo porta alla sconfitta. Per quanto riguarda la parte "tecnica", il Niten considera le posizioni di guardia basilari, assumendo la guardia classica (chudan) come centro dell'azione. Raccomanda altresì di non affidarsi solo a questo: le varie posizioni del corpo devono rispondere alle necessità del momento, così come non esiste un solo modo di muovere i piedi o di portare un fendente. Anche per quanto riguarda i fendenti, Musashi resta sul vago: la spada si impugna (come nel kendō) con una presa forte delle ultime due dita di ogni mano. Nel portare un fendente l'unica preoccupazione deve essere: tagliare il nemico. Il Niten tratta in maniera abbastanza "fumosa" vari tipi di colpi e fendenti, senza mai curarsi di spiegare la tecnica del colpo nel dettaglio, Musashi preferisce focalizzare l'attenzione sulla percezione mentale di ogni colpo. Quindi si avrà il "fendente che va proprio a segno", il "fendente fuoco e pietre", il fendente "foglie rosse", ecc... Più della tecnica in sé, traspare nel Niten una caratteristica fondamentale: il colpo, quale che esso sia, deve essere scagliato in una sola unità di tempo, e deve andare a segno nella propria mente, prima che nell'avversario. Il ritmo dei fendenti e delle parate è importante: chi non conosce il ritmo di un duello, chi non sa colpire nell'unità di tempo giusta, anche se in possesso di grande forza ed impareggiabile tecnica verrà sconfitto. In effetti, più che una scuola di scherma, il Niten Ichiryu è una dottrina filosofica: essere sempre pronti a cambiare ed adattarsi, come l'acqua si adatta al contenitore. Lo stratega non è solo colui che impone il proprio metodo e il proprio ritmo al duello, ma anche e soprattutto chi sa leggere la situazione, valutare velocemente i punti di forza e debolezza, cambiare la situazione in proprio favore e -fondamentale- vincere. Addentrandosi attraverso il Gorin no Sho nella dottrina del Niten si scopre il fondamento della scuola: il vuoto. Sia la postura, che la camminata, che il colpire con un fendente devono sottostare alla regola del vuoto. Colpire, sì, ma senza l'intenzione di colpire. Colpire con la mente vuota. Il concetto di vuoto nel Niten, ma anche nelle altre discipline orientali, è molto diverso da quello occidentale. Il vuoto è l'assenza di forma, di intenzione, di evidenza. Colpire senza l'intenzione, avere una posizione non evidente, una forma-senza forma, questo è il fondamento del Niten Ichiryu. Solo attraverso la mente vuota, avverte Musashi, è possibile trovare la Via. Testo liberamente tratto da Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute
ERUDIAR ET ERUDIETUR Il libro dei cinque anelli si intitola così in riferimento ai cinque elementi – Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto – del buddhismo Shingon, la forma di buddhismo esoterico introdotta in Giappone dalla Cina dal monaco Kukai nell’806 d.C. nel quale il Buddha cosmico, Vairocana, incarna l’universo intero. In Giappone Vairocana è rappresentato dalla sovrapposizione dei simboli dei cinque elementi che produce la Torre dei cinque anelli, una sorta di pagoda a cinque piani dove sull’elemento Terra (la stabilità) poggia l’essenza fluida dell’Acqua. Al di sopra c’è il Fuoco con la sua attività incessante, e sopra ancora il Vento che simboleggia la perfetta consapevolezza. Il culmine è il Vuoto, ovvero la vacuità buddhista (o assenza di un sé). Tali elementi si mescolano di continuo fra loro, dando origine a una forma esterna dell’universo che è l’impermanenza dei fenomeni, mentre quella intrinseca è la vacuità stessa. L’opera letteraria di Musashi riproduce questa struttura. Infatti, interdipendenti come i cinque elementi nel buddhismo Shingon, così sono e vanno letti i cinque libri del Libro dei cinque anelli: nessuno di essi può essere inteso a prescindere dagli altri. Libro della Terra Musashi parte dal presupposto che la vera scienza delle arti marziali consista nel praticarle e nell’insegnarle in vista della loro utilità. Perciò l’arte della spada sarà in primis una via di conoscenza che pretende un’applicazione pratica. Con un cenno alle quattro classi in cui è divisa la società giapponese (quella dei contadini, quella dei mercanti, quella dei cavalieri-guerrieri e quella degli artigiani), l’autore illustra la Via dell’Arte Marziale paragonandola a quella del carpentiere. Poi presenta il piano dell’opera e la sua ripartizione in cinque libri intitolati Terra, Acqua, Fuoco, Vento e Vuoto, dedicati rispettivamente alla scienza delle arti marziali, alla sua scuola individuale, al combattimento in battaglia, alle varie scuole di arti marziali e all’ingresso spontaneo nella vera Via. Si sofferma poi a spiegare il motivo per cui la sua scuola sia denominata Niten Ichi-ryu (“due cieli in uno”): perché il guerriero deve impugnare due armi, una lunga e una corta, nella mano destra e nella mano sinistra, e dunque lo scopo di chi scrive è insegnare a maneggiare la spada lunga con una sola mano. Lo spirito di questa sua scuola è vincere con ogni mezzo. Per quanto riguarda le armi, osserva che ci sono un momento e una situazione in cui ogni arma è appropriata, anzi l’arma è sempre funzionale, perciò bisogna saperle maneggiare tutte. Come esistono il ritmo e l’armonia in tutte le cose, esistono ritmo e armonia anche nelle arti marziali: per vincere è necessario scoprire quelli degli avversari e impiegare quelli che i nemici non si aspettano. Verso la conclusione del Libro della Terra Musashi elenca nove principi per imparare l’arte, tra i quali l’ultimo (ma non ultimo) suggerisce di non fare mai niente di inutile. Ciò garantirà la vittoria del corpo, della mente e la vittoria in ogni ambito, come il governo delle nazioni e la cura del popolo. Infatti l’addestramento non è solo per il guerriero, l’addestramento è per tutti: l’insegnamento delle arti militari in ogni campo è quello di evitare di essere sconfitti. Libro dell’Acqua È un compito arduo sintetizzare questo libro che, per la sua natura, veicola significati in ciò che è lasciato sottointeso più che in quanto viene espresso. Come l’acqua si adatta a ogni recipiente, così questo insegnamento si adegua a ogni circostanza: è l’elogio della fluidità. Inoltre, Musashi ribadisce che la fissazione è male e che questa tecnica si sa adattare alle singole situazioni. Lo scopo non è difendersi, ma sempre uccidere il nemico. Si tratta di un capitolo dalla duplice natura, pratica e filosofica, in cui l’autore illustra il suo stile di spada, soffermandosi sull’atteggiamento mentale, la postura, l’uso degli occhi e dei piedi e i colpi di spada dai nomi fantasiosi. Perché è l’uso della spada lunga che rivela la vera scienza delle arti marziali, puntualizza qui Musashi, e comunque questa viene trasmessa a voce, non la si può apprendere da un libro. Questo resoconto delle arti della spada nella scuola individuale di Musashi si conclude con la raccomandazione di apprendere senza fretta e un passo alla volta, anche se il cammino è di mille leghe. Quest’arte, se ben praticata, permetterà di affrontare e vincere persino più nemici contemporaneamente, ricordando inoltre che l’insegnamento proposto dall’opera è applicabile tanto al duello quanto allo scontro fra eserciti. Ciò che più conta è imparare a superare se stessi per riuscire a vincere gli altri. Libro del Fuoco Il libro centrale dell’opera di Musashi è anche quello che consente le più estese possibilità di applicazione dell’arte della spada ad altri settori, come nella vita quotidiana. Vi si affrontano la strategia del combattimento e i suoi espedienti. La prima raccomandazione è innanzitutto quella di conoscere a fondo il nemico per preparare il terreno e prevenirne l’iniziativa. Inoltre, un’importanza cruciale assumono le tecniche psicologiche, per vincere l’avversario piegandone la mente: per esempio, nelle battaglie è essenziale provocare turbamento fra i nemici, ed è sempre bene innervosirli, con le finte e altri metodi. Un consiglio utile anche per la vita lavorativa di ogni giorno è quello di cambiare la propria percezione: invece di soffermarsi sul timore che suscita un antagonista, è meglio considerare quanta paura l’antagonista stesso possa avere di noi. E ancora, se si cerca di contrastare il nemico, si è già in ritardo: il guerriero deve piuttosto muoversi intorno a lui, manipolarlo, permettendogli di compiere le azioni inutili e dispersive ma impedendogli quelle vantaggiose. E ribadiamolo: tutto è fondato sulla conoscenza. Di sé e dell’altro. Come disse Sun-tzu: Se conosci il tuo avversario e conosci te stesso, potrai combattere cento volte e cento volte vincerai. Se non conosci il tuo avversario e conosci te stesso, le possibilità di vittoria saranno pari alle possibilità di sconfitta. Se non conosci il tuo avversario e non conosci te stesso, conoscerai solo sconfitte. Musashi fa a questo punto una rassegna delle maniere per attaccare l’avversario e per rispondere al suo attacco: naturalmente l’intelligenza sta tutta nell’adeguare ciascuna tattica alla particolare circostanza che la richiede. Allora risulta facile vincere, soprattutto se si è già visto come si muove il nemico. E ancora, si enfatizza l’importanza di sapersi “rinnovare”, di ripartire da capo, quando si raggiunge un punto di stallo. Libro del Vento Già alla conclusione del Libro del Fuoco Musashi aveva anticipato che le altre scuole di arti marziali avevano il limite di puntare tutto esclusivamente sugli aspetti teorici o su quelli pratici, senza essere in grado di giungere a una sintesi delle due cose. Qui, nel Libro del Vento, procede a una critica serrata degli altri stili di scherma a lui contemporanei, partendo dal presupposto che se non li si conosce, non si può capire il metodo della sua scuola individuale. Musashi manifesta disprezzo per queste scuole che vendono vuota esibizione condannando la teatralizzazione e la commercializzazione delle arti marziali. La rassegna dei vari stili viene fatta attraverso nove categorie (la predilezione per la spada lunghissima, la predilezione per la spada lunga più corta, i modi di percepire dell’occhio, il gioco di gambe…). In particolare ricordiamo il bel passo in cui si afferma che la velocità non è la vera Via, perché l’esecuzione di un esperto appare sempre rilassata. Inoltre, tutti gli esempi relativi al duello vengono poi applicati alla scienza militare su larga scala, coinvolgendo contingenti e manovre di truppe. Delle scuole Musashi afferma di non essersi disturbato a citare i nomi, per amore della posterità che non li ricorderà comunque. Il difetto comune a tutte queste (nessuna di esse incarna la vera Via) è il fatto di essere piene di pregiudizi, mancanza da cui la sua scuola soltanto è esente. Libro del Vuoto Questo brevissimo epilogo rappresenta il punto di riferimento per gli altri libri. È profondamente filosofico, e indica il significato non solo della Via della spada ma della Via in generale a partire dal concetto di Vuoto. Il Vuoto non ha nulla a che vedere con la nozione volgare di oscurità, ignoranza e quindi di non comprensione delle leggi dei guerrieri; il vero Vuoto è la condizione in cui non vi è oscurità e in cui la confusione è dissolta. E siccome la Via praticata dai guerrieri non è affatto oscura, ne deriva che considerando il Vuoto come la Via, si considera la Via come Vuoto. La realizzazione del Vuoto, la realtà suprema dello Zen, è l’obiettivo del guerriero e Musashi parla non solo di tecnica ma della liberazione della mente: la Via della spada da addestramento a sentiero di evoluzione spirituale. La tecnica, la pratica spirituale e la liberazione della mente diventano una cosa sola, attraverso la perseveranza e l’addestramento continuo. Poche parole icastiche a suggellare magistralmente Il libro dei cinque anelli. La spada giapponese Mille giorni di pratica per forgiare, per essere sulla Via, diecimila giorni di allenamento per lucidare, per essere esperti. Medita profondamente su questo principio. Si può vincere senza la spada come si può perdere brandendola. (Miyamoto Musashi) Finché un uomo non conosce la vera Via penserà di essere nel giusto perché crede nel buddhismo o in qualsiasi altra fede del mondo. Ma quando assume il punto di vista della vera Via e vede la realtà del mondo dalla giusta prospettiva, diventa consapevole di quanto quelle visioni si allontanino dalla vera Via a causa dei pregiudizi e della distorsione della visione. La sua opera più nota è il Gorin no sho (“Il libro dei cinque anelli”), che compose negli ultimi anni di vita, testo che è la sintesi di tutta la sua esperienza e il suo lascito alla letteratura mondiale. È un testo classico ispirato allo Zen, anche se non contiene alcun riferimento diretto a esso. Da profondo conoscitore e praticante, infatti, considerava l’arte della spada come un mezzo per affilare lo spirito. La mente del samurai deve essere “retta”, deve risiedere nel Vuoto, affinché il corpo possa performare qualunque azione. Secondo il principio ispiratore del Gorin no sho, il samurai deve affrontare qualsiasi situazione della vita con la stessa impostazione mentale con cui scende in battaglia. Nella Via dell’Arte Marziale l’atteggiamento dello spirito non varia con le circostanze. Nella vita quotidiana come nel combattimento, sarai esattamente lo stesso. Devi solo fare attenzione ad avere sempre una visione elevata. Affronta la situazione senza essere teso o troppo impulsivo. Rimani centrato, senza esitare. Sii calmo e non perdere mai l’attenzione. Fluidità, sensibilità, libertà e apertura devono essere le tue qualità. Anche se il corpo è tranquillo, non abbassare la guardia, e quando è veloce mantieni la mente calma. La mente non deve essere trascinata dal corpo, né il corpo deve essere trascinato dalla mente. Controlla la mente e lascia libero il corpo. Trasmetti qualsiasi informazione alla mente e non farti distrarre da dettagli non essenziali. Pochi giorni prima di morire, compose un brevissimo manoscritto, il Dokkodo (“La Via da seguire da soli”), in cui, in ventuno precetti, condensa la propria eredità spirituale. Puoi abbandonare il tuo corpo, ma devi preservare l’onore. Non perdere mai la Via. Il libro dei cinque anelli (五輪書 Go rin no sho), scritto da Miyamoto Musashi (宮本武蔵) nel 1645, è considerato un classico dei trattati sulla strategia militare, spesso paragonato a L'arte della guerra di Sūnzǐ. Il libro è conosciuto anche come Il libro degli elementi o Il libro dei cinque elementi, dato che ognuno dei cinque capitoli del libro ha il nome di uno degli elementi che secondo l'autore costituivano il mondo. Ogni elemento rappresenta un differente aspetto della strategia e si presume che il guerriero che sia in grado di padroneggiare perfettamente i cinque elementi sia un guerriero invincibile. Quando è stata presentata la prima traduzione in inglese il libro ha riscosso subito un notevole successo tra i manager che interpretavano gli insegnamenti del maestro nell'ottica della competizione economica. Per i membri della Hyoho Niten Ichi-ryu invece è solamente un manuale della strategia e della filosofia del combattimento. Nell'introduzione, Musashi dice «siamo nei primi dieci giorni del decimo mese nel ventesimo anno di Kanei», il che fa datare il libro al 1645. Un paragone quasi obbligato, è confrontare questo con lo Hagakure (lett. "Nascosto fra le foglie"), l'altro testo relativo all'etica dei samurai (侍), posteriore di 70 anni (1716), scritto da Yamamoto Tsunetomo. Strettamente legato al LIbro dei cinque anelli è il Dōkkōdō (獨行道? "La via della solitudine" o "La via da seguire soli"), un breve saggio scritto da Miyamoto Musashi il 12 maggio del 1645, una settimana prima della sua morte, che raccoglie 19 o 21 precetti (i precetti 4 e 20 mancano nella prima versione) base per la vita di un samurai. Niten Ryu, o più precisamente Niten Ichiryu, è una dottrina strategica sviluppata da Miyamoto Musashi, celebre samurai vissuto dal 1584 al 1645, ed è esposta nel celebre Gorin no Shò, Il libro dei cinque anelli, scritto dallo stesso Musashi. Vuol dire letteralmente "Due cieli: una scuola". In realtà, con Niten Ichiryu si intende la componente esoterica di tale disciplina, che fa complemento alla dottrina esoterica comunemente detta "Due spade: una scuola". In questa voce utilizzeremo per comodità solo la dicitura Niten Ichiryu. Nella sua componente più esoterica, il Niten comprende una trattazione delle varie armi e del loro utilizzo e un'esposizione della varie posture del corpo e dei vari modi di colpire l'avversario. Musashi non espone mai la propria dottrina in maniera esplicita: pure nelle sezioni più "tecniche" l'importanza del non-detto travalica quella dell'esposizione formale. D'altra parte lo stesso autore del Gorin no Sho afferma di non aver mai avuto un maestro, e il vero stratega deve apprendere da solo i fondamenti della strategia, attraverso poche fondamentali linee guida. Uno dei concetti fondamentali del Niten è l'uso delle due spade. All'epoca dei samurai un guerriero (bushi) aveva due spade alla cintura: la katana (spada lunga) e la wakizashi o tanto (spada corta). Morire con una di queste armi ancora nel fodero significava non aver fatto tutto il possibile per vincere. Questo è ovviamente contrario all'etica del samurai: nel Niten si raccomanda dunque di imparare ad utilizzare tutte e due le spade in combattimento. Altro importante concetto è il non fare affidamento solo sull'equipaggiamento. Certe scuole di scherma dell'epoca insegnavano l'utilizzo di un particolare tipo di arma, magari una spada più lunga del normale, e come trarre vantaggio da queste. Un vero stratega, ammonisce Musashi, conosce pregi e difetti di ogni singola arma, ma non si limita ad usarne solo una: una spada lunga ad esempio può essere inutile negli spazi stretti. L'eccessiva specializzazione porta all'estinzione, e l'eccessiva fiducia nel mezzo porta alla sconfitta. Per quanto riguarda la parte "tecnica", il Niten considera le posizioni di guardia basilari, assumendo la guardia classica (chudan) come centro dell'azione. Raccomanda altresì di non affidarsi solo a questo: le varie posizioni del corpo devono rispondere alle necessità del momento, così come non esiste un solo modo di muovere i piedi o di portare un fendente. Anche per quanto riguarda i fendenti, Musashi resta sul vago: la spada si impugna (come nel kendō) con una presa forte delle ultime due dita di ogni mano. Nel portare un fendente l'unica preoccupazione deve essere: tagliare il nemico. Il Niten tratta in maniera abbastanza "fumosa" vari tipi di colpi e fendenti, senza mai curarsi di spiegare la tecnica del colpo nel dettaglio, Musashi preferisce focalizzare l'attenzione sulla percezione mentale di ogni colpo. Quindi si avrà il "fendente che va proprio a segno", il "fendente fuoco e pietre", il fendente "foglie rosse", ecc... Più della tecnica in sé, traspare nel Niten una caratteristica fondamentale: il colpo, quale che esso sia, deve essere scagliato in una sola unità di tempo, e deve andare a segno nella propria mente, prima che nell'avversario. Il ritmo dei fendenti e delle parate è importante: chi non conosce il ritmo di un duello, chi non sa colpire nell'unità di tempo giusta, anche se in possesso di grande forza ed impareggiabile tecnica verrà sconfitto. In effetti, più che una scuola di scherma, il Niten Ichiryu è una dottrina filosofica: essere sempre pronti a cambiare ed adattarsi, come l'acqua si adatta al contenitore. Lo stratega non è solo colui che impone il proprio metodo e il proprio ritmo al duello, ma anche e soprattutto chi sa leggere la situazione, valutare velocemente i punti di forza e debolezza, cambiare la situazione in proprio favore e -fondamentale- vincere. Addentrandosi attraverso il Gorin no Sho nella dottrina del Niten si scopre il fondamento della scuola: il vuoto. Sia la postura, che la camminata, che il colpire con un fendente devono sottostare alla regola del vuoto. Colpire, sì, ma senza l'intenzione di colpire. Colpire con la mente vuota. Il concetto di vuoto nel Niten, ma anche nelle altre discipline orientali, è molto diverso da quello occidentale. Il vuoto è l'assenza di forma, di intenzione, di evidenza. Colpire senza l'intenzione, avere una posizione non evidente, una forma-senza forma, questo è il fondamento del Niten Ichiryu. Solo attraverso la mente vuota, avverte Musashi, è possibile trovare la Via. Testo liberamente tratto da Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute