LA DIFFERENZA TRA IL CONOSCERE ED IL SAPERE exhibiting one's skills to the world is not a martial art Senshi no rekishi "Dai ragazzi di Via Sant’Antonino ad una rigida educazione militare durata più di vent'anni. Sono cresciuto con i fondamentali educazionali di "guerra". Quanto è riportato nello "Hagakure" m'appare distante, probabilmente risibile. Ritengo in assoluta buonafede che "Il libro dei 5 anelli" (五輪書 Go rin no sho ), scritto da Miyamoto Musashi (宮本武蔵 ) nel 1645, contrariamente all'elaborato "Hagakure" (Yamamoto Tsunetomo 葉隠聞書 Hagakure kikigaki, lett. "Annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie", sia stato realizzato da un uomo che ha conosciuto il "conflitto"; un uomo di guerra. I concetti trascritti all'interno evidenziano il pensiero di chi ha vissuto in virtù di questo Credo che, per quanto mi riguarda, non sia possibile indicarne finalità, etica e morale. Contrariamente l'autore dello Hagakure, Yamamoto Tsunetomo che fu al servizio del daimyō Nabeshima Mitsushige (1632-1700) del feudo di Saga in un'epoca di pace e di inizio della decadenza dei samurai è stato senz'altro esclusivamente un uomo di pace o per meglio scrivere non ha conosciuto lo "scontro". Quando il daimyo morì, Yamamoto divenne monaco buddhista della setta Zen Sōtō e si ritirò in monastero dove compose, in circa sette anni, ed aiutato dall'allievo Tashiro Tsuramoto, lo Hagakure, l'opera sullo spirito e il codice di condotta del samurai. Non confondete lo spirito di questi due uomini. Non appropriatevi di concetti che non v’appartengono. Vi leverebbero la maschera prima ancora d'aver terminato di dialogare!"(Michele Zannolfi Maestro Fondatore 1957) Yoroi Il KHS indica una disciplina che si fonda su presupposti spirituali più che tecnici ERUDIAR ET ERUDIETUR Un'armatura (s.f., dal latino armatura, derivato dal verbo armāre, "armare") è un equipaggiamento protettivo utilizzato per difendere il corpo di un uomo in uno scontro, sia quest'ultimo d'ambito bellico o civile (per esempio in caso di sommossa). Nel corso della storia dell'umanità, l'armatura si è evoluta parallelamente all'aumento dell'efficacia delle armi sul campo di battaglia, generando così una corsa gli armamenti che coinvolgeva varie civiltà per dare la miglior protezione senza gravare sull'agilità dei soldati; i primi esemplari vennero prodotti a partire dal XIII secolo, in concomitanza con la storia della pratica bellica e vide l'umanità fare ricorso ai più disparati elementi per realizzare le pezze protettive: semplici strati di pelliccia, cuoio ed osso, poi metalli sempre più robusti (bronzo, ferro e acciaio), arrivando infine alle fibre sintetiche come il kevlar. Le tipologie di armature sviluppate dall'umanità, sono state, soprattutto nel continente eurasiatico e sino al XVII secolo, del tipo più disparato: come ad esempio la panoplia degli opliti greci, la cotta di maglia dei Celti, la lorica segmentata del legionario romano imperiale. Nella Grecia antica, l'oplita portava una corazza (in greco θώραξ / thorax) metallica a due piastre per la protezione del busto e gli schinieri (κνημῖδες / knemides) per proteggere le gambe. L'elmo (κράνος / kranos), ornato di cimiero, copriva l'intera testa ed era equipaggiato di protezione nasale. Portava inoltre uno scudo (ἀσπίς / aspís) in legno, rotondo e di grande taglia, con al centro una borchia di metallo per maggiore solidità. L'armatura era realizzata in bronzo. La cotta di maglia ebbe larga diffusione in Europa tra IV e III secolo a.C., quando cioè le bande armate dei Celti si sparsero in lungo e in largo per il continente, raggiungendo il Mediterraneo e la Penisola Anatolica. L'esercito romano adottò vari tipi di armature. La corazza a struttura rigida col tempo lasciò il posto alla lorica, che poteva essere a scaglie di metallo (lorica squamata), a placche di metallo lorica segmentata e in maglie di metallo (lorica hamata). Gli scudi più diffusi furono il clipeus di foggia rotonda e lo scudo incurvato rettangolare. Completavano l'armatura gli schinieri e l'elmo, di varie fogge, che lasciava scoperto il viso. Durante il basso medioevo la base dell'armatura era generalmente costituita da una maglia di metallo detta "Usbergo", alla quale, furono gradualmente aggiunte piccole piastre o dischi addizionali per difendere aree vulnerabili. Nel XIV secolo le ginocchia furono coperte con acciaio e due dischi circolari furono applicati alle giunture delle braccia per fornire protezione in assetto da guerra. La piccola protezione del cranio si evolse in un grosso elmo: la parte posteriore fu infatti allungata per coprire il retro del collo e i lati della testa. Ulteriori piastre di acciaio furono poi sviluppate per proteggere stinchi, piedi, gola e il torace, e presto (a metà del XIV secolo) molte parti della maglia furono coperte da queste piastre protettive. La fase successiva vide le piastre coprire tutte le parti della maglia. Nella seconda metà del XIV secolo furono inoltre introdotti svariati tipi di elmo. Nel XV secolo, quasi ogni parte del corpo era ricoperta da piastre d'acciaio specifiche, tipicamente portate sopra vestiti di lino o lana e attaccati tramite cinghie e fibbie. Nelle zone in cui applicare un'armatura rigida era impossibile (ad esempio il retro del ginocchio) si utilizzavano maglie (maille) di acciaio costituite da anelli fissati tra loro. Altri famosi componenti dell'armatura a piastre sono l'elmo, i mitteni (guanti), la gorgiera, la piastra frontale, i cosciali e gli schinieri. Normalmente l'armatura completa era confezionata su misura. Spesso l'armatura recava, all'interno, mostrine militari, visibili al solo cavaliere. Chiaramente richiedeva molte ore di lavoro e grosse spese: costava, in proporzione, circa quanto una casa o una macchina di lusso del giorno d'oggi. Solo i nobili e i proprietari terrieri potevano quindi permettersela, mentre i soldati di basso rango utilizzavano corazze più economiche (quando erano in grado di comprarle, per lo meno). Di solito esse comprendevano un elmo e una piastra frontale. L'armatura completa rendeva il soldato quasi inattaccabile dai colpi di spada, fornendo inoltre una discreta protezione contro frecce, mazze e colpi dei primi moschetti. Anche se le lame delle spade non erano in grado di penetrare la piastra (di solito spessa circa 2 mm), i colpi potevano causare seri danni da concussione. La tattica che si utilizzò per contrastare i cavalieri sempre più corazzati consistette infatti nell'utilizzo di armi da impatto, come mazze e martelli da guerra. Esse erano in grado di infliggere fratture, emorragie, e traumi cranici. Un'altra tattica consisteva nel mirare agli interstizi tra le piastre, usando daghe per attaccare gli occhi o le giunture del cavaliere. Al contrario di quanto spesso si crede, un'armatura da battaglia medievale (più pratica delle versioni iniziali "da cerimonia" e "da giostra" popolari presso la nobiltà a fine Medioevo) non ingombrava il cavaliere più delle protezioni che si utilizzano oggi. Un cavaliere corazzato (addestrato fin da bambino a portarla) poteva facilmente correre, strisciare, salire scale, montare e smontare da cavallo senza ricorrere ad argani (una leggenda probabilmente derivante da una vecchia commedia inglese risalente circa al 1830, resa popolare da Mark Twain in Un americano alla corte di re Artù). Si stima che una corazza completa a piastre medievale pesasse mediamente poco più di 27 kg, considerevolmente più leggera dell'equipaggiamento portato dalle truppe d'élite degli eserciti contemporanei (ad esempio i militari del SAS britannico sono addestrati a portare più di 90 kg per molti chilometri). In media negli eserciti contemporanei i soldati portano 30 kg di bagaglio in combattimento. Anche per i cavalli furono sviluppate delle bardature a piastre d'acciaio allo scopo di ripararli dalle lance e dalle armi della fanteria. Oltre a fornire protezione, ciò rendeva più impressionante e intimidatorio il cavaliere. In Giappone, l'uso dell'armatura sviluppò relativamente tardi: nel IV secolo. Ciò non di meno, le peculiarità tecniche ed estetiche delle armature prodotte nel Sol Levante, utilizzate sia dalla casta guerriera per eccellenza, i samurai, sia dalle milizie (ashigaru), le rende ad oggi uno dei settori più studiati della tradizione bellica nipponica. La migliore espressione delle capacità tecnico-artistiche degli armorari giapponesi è costituita dalla Yoroi (lett. "grande armatura") prodotta a partire dal XII secolo. Non mancarono poi peculiari tipologie di barda per i cavalli dei samurai: le Uma yoroi del Periodo Edo. I giapponesi cominciarono a produrre armature da modelli cinesi/coreani nel I secolo. Nel IV secolo, la produzione di elementi aggiuntivi alla panoplia (fond. elmi) diede alle armature nipponiche una propria identità stilistica. Le armature di questa fase "primitiva" (anche detta "pre-samurai"), costituite da semplici pezzi di ferro collegati tra loro da strisce di cuoio, furono la tankō (armatura a lastra), indossata dai fantaccini, e la keikō dei cavalieri. La prima testimonianza documentale relativa alla produzione centralizzata di armature in ferro da parte dei giapponesi data però solo all'VIII secolo. Eccezion fatta per la panoplia dei più potenti nobili, si ritiene perciò che l'armatura giapponese standard, ancora al tempo dell'imperatore Tenji, fosse costituita da pezzi di cuoio. Durante il Periodo Heian (794-1185) venne codificato il modello della corazza pettorale (dō) composta da lamelle, di piccole dimensioni (hon-kozane), o lamine, di grandi dimensioni (hon-iyozane), in metallo/cuoio, interconnesse tra loro da rivetti, lacci o cotta di maglia, ricoperte di lacca per garantire maggior resistenza alle intemperie. Le altre componenti dell'armatura (spallacci, bracciale, scarsella, schinieri, ecc.) erano realizzate nel medesimo modo. Nel corso del XVI secolo ("Periodo del commercio Nanban"), gli scambi commerciali tra giapponesi ed occidentali (fond. portoghesi) misero a disposizione degli armorari nipponici corazze europee ed elmetti di tipo morione che vennero integrati nelle panoplie dei più ricchi samurai per permettere ai guerrieri di opporsi alla diffusione nel Sol Levante dell'archibugio, introdotto dai portoghesi nel 1543 e subito adottato dai daymio per i loro eserciti con il nome di tanegashima-teppō (lett. "bastone di fuoco di Tanegashima"). Queste armature "moderne" (tosei-gusoku), realizzate in piastre di ferro (ita-mono) e non più in lamine/lamelle, spesso veri e propri ibridi tra l'armatura nipponica e quella occidentale (es. nanban-dō-gusoku), divennero il nuovo standard di riferimento per gli armorari del Sol Levante, chiamati a rispondere alla necessità della committenza di proteggersi contro le pallottole. Tra le tosei, iniziarono appunto a figurare delle armature testate contro le pallottole: tameshi-gusoku. La pacificazione forzata del Giappone operata dallo Shogunato Tokugawa durante il Periodo Edo portò ad una significativa evoluzione nella produzione di armature. Venuta meno la necessità di sviluppare ulteriormente le yoroi (lamellari o "anti-proiettile"), il cui modello venne cristallizzato quale armatura simbolo della casta guerriera, ci si focalizzò sullo sviluppo di nuove tipologie d'armatura adatte alla violenze tipiche del tempo: duelli, rivolte contadine, assassinii. I samurai iniziarono cioè a necessitare di armature leggera, facilmente trasportabili e/o occultabili sotto le vesti. Ebbe dunque grande diffusione la cotta di maglia (kusari katabira) e, più in generale, l'armatura in maglia di ferro (kusari gusoku). L'uso dell'armatura in Giappone proseguì sino alla fine dell'Era Samurai (anni sessanta del XIX secolo - Periodo Meiji) con un ultimo massiccio utilizzo durante gli scontri della Ribellione di Satsuma. L'armatura giapponese era solitamente costruita utilizzando componenti di dimensioni moderate, scaglie (kozane) o placche (ita-mono), di ferro (tetsu) o pelle (nerigawa) collegate tra loro da rivetti o lacci (odoshi) di cuoio e/o seta. Non erano comunque rara la tipologia della cotta di maglia (kusari). L'armatura vera e propria era portata sopra alle vesti o ad un'apposita sottoveste di pelle. Nell'insieme, l'armatura giapponese completa risulta comunque d'ingombro moderato, atta a garantire la maggior libertà di movimento possibile al samurai. Le principali componenti dell'armatura giapponese completa (yoroi) sono: Dō, anche Dou - Corazza in cuoio o ferro. Kusazuri - scarsella in forma di grembiule di pezze rettangolari composte da lamine, da cingersi sopra la corazza. Haidate - Cosciale in stoffa ricoperta di lamine metalliche e/o maglia di ferro (kusari), composta da diversi pezzi rettangolari da cingersi sotto la scarsella. Sode - Spallacci rettangolari, agganciati sopra il corpo dell'armatura e non interconnessi alla corazza come nelle armature occidentali, in lamine di cuoio o ferro. Kote - Bracciale in stoffa ricoperta di lamine metalliche e/o maglia di ferro (kusari), lungo in alcuni casi quanto l'intero braccio e comunque comprensivo di guanti d'arme. Suneate - Schiniere in lunghe lamine metalliche collegate da maglia di ferro, portato sopra un calzare in stoffa rinforzata (kyahan) kabuto - Elmo in lamine di cuoio o ferro rivettate tra loro, con pronunciato para-nuca (shikoro) in lamine di cuoio o ferro. Mempo, anche Menpō/Mengu - Maschera protettiva per il volto, da agganciarsi al kabuto, dotata di barbozza rigida (yodare-kake), spesso dotata di baffi posticci per enfatizzare l'aggressività della figura. Nel loro insieme, le tre componenti deputate alla protezione degli arti (kote, suneate e haidate) erano dette Sangu. Durante le campagne militari, l'armatura del bushi di rango elevato veniva trasportata per mezzo di un apposito contenitore: il gusoku-bitsu, o kara-bitsu. Si trattava di una cassa di legno/cartapesta che poteva essere portata come uno zaino per tramite di cappi assicurati alla parte anteriore, per le armature leggere, o trasportata da due uomini per tramite di apposite maniglie di ferro che permettevano l'innesto di un palo in caso di armature particolarmente pesanti/preziose. Parti di rinforzo Guruwa/Nodowa - gorgiera. Hanburi/Hachi gane/Hitai ate - protezioni leggere per la fronte. Jinkasa - sorta di cappello d'arme in uso presso i samurai di basso rango e gli ashigaru. Kōgake - calza corazzata in supporto al tabi. Manchira - giubbone in stoffa rinforzata da maglia, scaglia o piastra di ferro (o una combinazione di tutte le tipologie) per proteggere il tronco, le ascelle ed il collo. Alcuni modelli potevano essere portati sopra la corazza. Manju no wa - sorta di versione più piccola della manchira, deputata a proteggere solo la parte superiore della gabbia toracica e le spalle, dotata di caratteristiche alette avvolgenti l'ascella dal basso. Tata eri - spallina imbottita con collare corazzato kikko per ammortizzare il peso della corazza sulla spalla e fornire una prima linea di difesa per il collo. Wakibiki - tampone in stoffa rinforzata da maglia, scaglia o piastra di ferro (o una combinazione di tutte le tipologie), portata a protezione dell'ascella. Veniva portata sopra o sotto la corazza, a seconda dei casi. Yoroi hakama - pantalone hakama corazzato, realizzato sia con componentistica di rinforzo a vista sia occultata sotto strati di stoffa. Yoroi katabira - giacca corazzata, realizzato sia con componentistica di rinforzo a vista sia occultata sotto strati di stoffa. Yoroi zukin - cappuccio corazzato. Componentistica ausiliaria Sashimono - insegna distintiva applicata alla parte posteriore della corazza dō per permettere il riconoscimento degli alleati durante la mischia. Horo - mantello portato dai samurai di rango più elevato. Agemaki - tassello decorativo agganciato alla parte posteriore del dō o dell'elmo kabuto che poteva fungere anche da punto di aggancio. Jirushi - piccola insegna distintiva agganciata alla parte posteriore del kabuto o degli spallacci sode. Datemono/tatemono - creste di varie fogge e dimensioni montate in diversi punti dell'elmo kabuto. Yebira - faretra. Vestiario a supporto Uwa-obi/himo - cintura in tessuto nella quale veniva infilato i foderi del daishō e del coltello tantō. Fundoshi - perizoma cingi-lombi. Kyahan - calza portata sotto agli schinieri. Hakama - pantaloni Jinbaori - sopraveste lunga fino al ginocchio portata dagli ufficiali sopra all'armatura. Shitagi - maglia portata sotto alla corazza. Tabi - calzino con l'estremità bicipite. Waraji/Zōri - sandali in legno. Kutsu - stivali da equitazione in pelle. Yugake - guanti portati sotto al kote. Kegutsu/Tsuranuki - scarponcini foderati con pelliccia di orso. Testo tratto da Appunti, Web Site, Libri, Memoriali storici Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Istruttori Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute
Yoroi Il KHS indica una disciplina che si fonda su presupposti spirituali più che tecnici ERUDIAR ET ERUDIETUR Un'armatura (s.f., dal latino armatura, derivato dal verbo armāre, "armare") è un equipaggiamento protettivo utilizzato per difendere il corpo di un uomo in uno scontro, sia quest'ultimo d'ambito bellico o civile (per esempio in caso di sommossa). Nel corso della storia dell'umanità, l'armatura si è evoluta parallelamente all'aumento dell'efficacia delle armi sul campo di battaglia, generando così una corsa gli armamenti che coinvolgeva varie civiltà per dare la miglior protezione senza gravare sull'agilità dei soldati; i primi esemplari vennero prodotti a partire dal XIII secolo, in concomitanza con la storia della pratica bellica e vide l'umanità fare ricorso ai più disparati elementi per realizzare le pezze protettive: semplici strati di pelliccia, cuoio ed osso, poi metalli sempre più robusti (bronzo, ferro e acciaio), arrivando infine alle fibre sintetiche come il kevlar. Le tipologie di armature sviluppate dall'umanità, sono state, soprattutto nel continente eurasiatico e sino al XVII secolo, del tipo più disparato: come ad esempio la panoplia degli opliti greci, la cotta di maglia dei Celti, la lorica segmentata del legionario romano imperiale. Nella Grecia antica, l'oplita portava una corazza (in greco θώραξ / thorax) metallica a due piastre per la protezione del busto e gli schinieri (κνημῖδες / knemides) per proteggere le gambe. L'elmo (κράνος / kranos), ornato di cimiero, copriva l'intera testa ed era equipaggiato di protezione nasale. Portava inoltre uno scudo (ἀσπίς / aspís) in legno, rotondo e di grande taglia, con al centro una borchia di metallo per maggiore solidità. L'armatura era realizzata in bronzo. La cotta di maglia ebbe larga diffusione in Europa tra IV e III secolo a.C., quando cioè le bande armate dei Celti si sparsero in lungo e in largo per il continente, raggiungendo il Mediterraneo e la Penisola Anatolica. L'esercito romano adottò vari tipi di armature. La corazza a struttura rigida col tempo lasciò il posto alla lorica, che poteva essere a scaglie di metallo (lorica squamata), a placche di metallo lorica segmentata e in maglie di metallo (lorica hamata). Gli scudi più diffusi furono il clipeus di foggia rotonda e lo scudo incurvato rettangolare. Completavano l'armatura gli schinieri e l'elmo, di varie fogge, che lasciava scoperto il viso. Durante il basso medioevo la base dell'armatura era generalmente costituita da una maglia di metallo detta "Usbergo", alla quale, furono gradualmente aggiunte piccole piastre o dischi addizionali per difendere aree vulnerabili. Nel XIV secolo le ginocchia furono coperte con acciaio e due dischi circolari furono applicati alle giunture delle braccia per fornire protezione in assetto da guerra. La piccola protezione del cranio si evolse in un grosso elmo: la parte posteriore fu infatti allungata per coprire il retro del collo e i lati della testa. Ulteriori piastre di acciaio furono poi sviluppate per proteggere stinchi, piedi, gola e il torace, e presto (a metà del XIV secolo) molte parti della maglia furono coperte da queste piastre protettive. La fase successiva vide le piastre coprire tutte le parti della maglia. Nella seconda metà del XIV secolo furono inoltre introdotti svariati tipi di elmo. Nel XV secolo, quasi ogni parte del corpo era ricoperta da piastre d'acciaio specifiche, tipicamente portate sopra vestiti di lino o lana e attaccati tramite cinghie e fibbie. Nelle zone in cui applicare un'armatura rigida era impossibile (ad esempio il retro del ginocchio) si utilizzavano maglie (maille) di acciaio costituite da anelli fissati tra loro. Altri famosi componenti dell'armatura a piastre sono l'elmo, i mitteni (guanti), la gorgiera, la piastra frontale, i cosciali e gli schinieri. Normalmente l'armatura completa era confezionata su misura. Spesso l'armatura recava, all'interno, mostrine militari, visibili al solo cavaliere. Chiaramente richiedeva molte ore di lavoro e grosse spese: costava, in proporzione, circa quanto una casa o una macchina di lusso del giorno d'oggi. Solo i nobili e i proprietari terrieri potevano quindi permettersela, mentre i soldati di basso rango utilizzavano corazze più economiche (quando erano in grado di comprarle, per lo meno). Di solito esse comprendevano un elmo e una piastra frontale. L'armatura completa rendeva il soldato quasi inattaccabile dai colpi di spada, fornendo inoltre una discreta protezione contro frecce, mazze e colpi dei primi moschetti. Anche se le lame delle spade non erano in grado di penetrare la piastra (di solito spessa circa 2 mm), i colpi potevano causare seri danni da concussione. La tattica che si utilizzò per contrastare i cavalieri sempre più corazzati consistette infatti nell'utilizzo di armi da impatto, come mazze e martelli da guerra. Esse erano in grado di infliggere fratture, emorragie, e traumi cranici. Un'altra tattica consisteva nel mirare agli interstizi tra le piastre, usando daghe per attaccare gli occhi o le giunture del cavaliere. Al contrario di quanto spesso si crede, un'armatura da battaglia medievale (più pratica delle versioni iniziali "da cerimonia" e "da giostra" popolari presso la nobiltà a fine Medioevo) non ingombrava il cavaliere più delle protezioni che si utilizzano oggi. Un cavaliere corazzato (addestrato fin da bambino a portarla) poteva facilmente correre, strisciare, salire scale, montare e smontare da cavallo senza ricorrere ad argani (una leggenda probabilmente derivante da una vecchia commedia inglese risalente circa al 1830, resa popolare da Mark Twain in Un americano alla corte di re Artù). Si stima che una corazza completa a piastre medievale pesasse mediamente poco più di 27 kg, considerevolmente più leggera dell'equipaggiamento portato dalle truppe d'élite degli eserciti contemporanei (ad esempio i militari del SAS britannico sono addestrati a portare più di 90 kg per molti chilometri). In media negli eserciti contemporanei i soldati portano 30 kg di bagaglio in combattimento. Anche per i cavalli furono sviluppate delle bardature a piastre d'acciaio allo scopo di ripararli dalle lance e dalle armi della fanteria. Oltre a fornire protezione, ciò rendeva più impressionante e intimidatorio il cavaliere. In Giappone, l'uso dell'armatura sviluppò relativamente tardi: nel IV secolo. Ciò non di meno, le peculiarità tecniche ed estetiche delle armature prodotte nel Sol Levante, utilizzate sia dalla casta guerriera per eccellenza, i samurai, sia dalle milizie (ashigaru), le rende ad oggi uno dei settori più studiati della tradizione bellica nipponica. La migliore espressione delle capacità tecnico-artistiche degli armorari giapponesi è costituita dalla Yoroi (lett. "grande armatura") prodotta a partire dal XII secolo. Non mancarono poi peculiari tipologie di barda per i cavalli dei samurai: le Uma yoroi del Periodo Edo. I giapponesi cominciarono a produrre armature da modelli cinesi/coreani nel I secolo. Nel IV secolo, la produzione di elementi aggiuntivi alla panoplia (fond. elmi) diede alle armature nipponiche una propria identità stilistica. Le armature di questa fase "primitiva" (anche detta "pre-samurai"), costituite da semplici pezzi di ferro collegati tra loro da strisce di cuoio, furono la tankō (armatura a lastra), indossata dai fantaccini, e la keikō dei cavalieri. La prima testimonianza documentale relativa alla produzione centralizzata di armature in ferro da parte dei giapponesi data però solo all'VIII secolo. Eccezion fatta per la panoplia dei più potenti nobili, si ritiene perciò che l'armatura giapponese standard, ancora al tempo dell'imperatore Tenji, fosse costituita da pezzi di cuoio. Durante il Periodo Heian (794-1185) venne codificato il modello della corazza pettorale (dō) composta da lamelle, di piccole dimensioni (hon-kozane), o lamine, di grandi dimensioni (hon-iyozane), in metallo/cuoio, interconnesse tra loro da rivetti, lacci o cotta di maglia, ricoperte di lacca per garantire maggior resistenza alle intemperie. Le altre componenti dell'armatura (spallacci, bracciale, scarsella, schinieri, ecc.) erano realizzate nel medesimo modo. Nel corso del XVI secolo ("Periodo del commercio Nanban"), gli scambi commerciali tra giapponesi ed occidentali (fond. portoghesi) misero a disposizione degli armorari nipponici corazze europee ed elmetti di tipo morione che vennero integrati nelle panoplie dei più ricchi samurai per permettere ai guerrieri di opporsi alla diffusione nel Sol Levante dell'archibugio, introdotto dai portoghesi nel 1543 e subito adottato dai daymio per i loro eserciti con il nome di tanegashima-teppō (lett. "bastone di fuoco di Tanegashima"). Queste armature "moderne" (tosei-gusoku), realizzate in piastre di ferro (ita-mono) e non più in lamine/lamelle, spesso veri e propri ibridi tra l'armatura nipponica e quella occidentale (es. nanban-dō-gusoku), divennero il nuovo standard di riferimento per gli armorari del Sol Levante, chiamati a rispondere alla necessità della committenza di proteggersi contro le pallottole. Tra le tosei, iniziarono appunto a figurare delle armature testate contro le pallottole: tameshi-gusoku. La pacificazione forzata del Giappone operata dallo Shogunato Tokugawa durante il Periodo Edo portò ad una significativa evoluzione nella produzione di armature. Venuta meno la necessità di sviluppare ulteriormente le yoroi (lamellari o "anti-proiettile"), il cui modello venne cristallizzato quale armatura simbolo della casta guerriera, ci si focalizzò sullo sviluppo di nuove tipologie d'armatura adatte alla violenze tipiche del tempo: duelli, rivolte contadine, assassinii. I samurai iniziarono cioè a necessitare di armature leggera, facilmente trasportabili e/o occultabili sotto le vesti. Ebbe dunque grande diffusione la cotta di maglia (kusari katabira) e, più in generale, l'armatura in maglia di ferro (kusari gusoku). L'uso dell'armatura in Giappone proseguì sino alla fine dell'Era Samurai (anni sessanta del XIX secolo - Periodo Meiji) con un ultimo massiccio utilizzo durante gli scontri della Ribellione di Satsuma. L'armatura giapponese era solitamente costruita utilizzando componenti di dimensioni moderate, scaglie (kozane) o placche (ita-mono), di ferro (tetsu) o pelle (nerigawa) collegate tra loro da rivetti o lacci (odoshi) di cuoio e/o seta. Non erano comunque rara la tipologia della cotta di maglia (kusari). L'armatura vera e propria era portata sopra alle vesti o ad un'apposita sottoveste di pelle. Nell'insieme, l'armatura giapponese completa risulta comunque d'ingombro moderato, atta a garantire la maggior libertà di movimento possibile al samurai. Le principali componenti dell'armatura giapponese completa (yoroi) sono: Dō, anche Dou - Corazza in cuoio o ferro. Kusazuri - scarsella in forma di grembiule di pezze rettangolari composte da lamine, da cingersi sopra la corazza. Haidate - Cosciale in stoffa ricoperta di lamine metalliche e/o maglia di ferro (kusari), composta da diversi pezzi rettangolari da cingersi sotto la scarsella. Sode - Spallacci rettangolari, agganciati sopra il corpo dell'armatura e non interconnessi alla corazza come nelle armature occidentali, in lamine di cuoio o ferro. Kote - Bracciale in stoffa ricoperta di lamine metalliche e/o maglia di ferro (kusari), lungo in alcuni casi quanto l'intero braccio e comunque comprensivo di guanti d'arme. Suneate - Schiniere in lunghe lamine metalliche collegate da maglia di ferro, portato sopra un calzare in stoffa rinforzata (kyahan) kabuto - Elmo in lamine di cuoio o ferro rivettate tra loro, con pronunciato para-nuca (shikoro) in lamine di cuoio o ferro. Mempo, anche Menpō/Mengu - Maschera protettiva per il volto, da agganciarsi al kabuto, dotata di barbozza rigida (yodare-kake), spesso dotata di baffi posticci per enfatizzare l'aggressività della figura. Nel loro insieme, le tre componenti deputate alla protezione degli arti (kote, suneate e haidate) erano dette Sangu. Durante le campagne militari, l'armatura del bushi di rango elevato veniva trasportata per mezzo di un apposito contenitore: il gusoku-bitsu, o kara-bitsu. Si trattava di una cassa di legno/cartapesta che poteva essere portata come uno zaino per tramite di cappi assicurati alla parte anteriore, per le armature leggere, o trasportata da due uomini per tramite di apposite maniglie di ferro che permettevano l'innesto di un palo in caso di armature particolarmente pesanti/preziose. Parti di rinforzo Guruwa/Nodowa - gorgiera. Hanburi/Hachi gane/Hitai ate - protezioni leggere per la fronte. Jinkasa - sorta di cappello d'arme in uso presso i samurai di basso rango e gli ashigaru. Kōgake - calza corazzata in supporto al tabi. Manchira - giubbone in stoffa rinforzata da maglia, scaglia o piastra di ferro (o una combinazione di tutte le tipologie) per proteggere il tronco, le ascelle ed il collo. Alcuni modelli potevano essere portati sopra la corazza. Manju no wa - sorta di versione più piccola della manchira, deputata a proteggere solo la parte superiore della gabbia toracica e le spalle, dotata di caratteristiche alette avvolgenti l'ascella dal basso. Tata eri - spallina imbottita con collare corazzato kikko per ammortizzare il peso della corazza sulla spalla e fornire una prima linea di difesa per il collo. Wakibiki - tampone in stoffa rinforzata da maglia, scaglia o piastra di ferro (o una combinazione di tutte le tipologie), portata a protezione dell'ascella. Veniva portata sopra o sotto la corazza, a seconda dei casi. Yoroi hakama - pantalone hakama corazzato, realizzato sia con componentistica di rinforzo a vista sia occultata sotto strati di stoffa. Yoroi katabira - giacca corazzata, realizzato sia con componentistica di rinforzo a vista sia occultata sotto strati di stoffa. Yoroi zukin - cappuccio corazzato. Componentistica ausiliaria Sashimono - insegna distintiva applicata alla parte posteriore della corazza dō per permettere il riconoscimento degli alleati durante la mischia. Horo - mantello portato dai samurai di rango più elevato. Agemaki - tassello decorativo agganciato alla parte posteriore del dō o dell'elmo kabuto che poteva fungere anche da punto di aggancio. Jirushi - piccola insegna distintiva agganciata alla parte posteriore del kabuto o degli spallacci sode. Datemono/tatemono - creste di varie fogge e dimensioni montate in diversi punti dell'elmo kabuto. Yebira - faretra. Vestiario a supporto Uwa-obi/himo - cintura in tessuto nella quale veniva infilato i foderi del daishō e del coltello tantō. Fundoshi - perizoma cingi-lombi. Kyahan - calza portata sotto agli schinieri. Hakama - pantaloni Jinbaori - sopraveste lunga fino al ginocchio portata dagli ufficiali sopra all'armatura. Shitagi - maglia portata sotto alla corazza. Tabi - calzino con l'estremità bicipite. Waraji/Zōri - sandali in legno. Kutsu - stivali da equitazione in pelle. Yugake - guanti portati sotto al kote. Kegutsu/Tsuranuki - scarponcini foderati con pelliccia di orso. Testo tratto da Appunti, Web Site, Libri, Memoriali storici Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Istruttori Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute
ERUDIAR ET ERUDIETUR Un'armatura (s.f., dal latino armatura, derivato dal verbo armāre, "armare") è un equipaggiamento protettivo utilizzato per difendere il corpo di un uomo in uno scontro, sia quest'ultimo d'ambito bellico o civile (per esempio in caso di sommossa). Nel corso della storia dell'umanità, l'armatura si è evoluta parallelamente all'aumento dell'efficacia delle armi sul campo di battaglia, generando così una corsa gli armamenti che coinvolgeva varie civiltà per dare la miglior protezione senza gravare sull'agilità dei soldati; i primi esemplari vennero prodotti a partire dal XIII secolo, in concomitanza con la storia della pratica bellica e vide l'umanità fare ricorso ai più disparati elementi per realizzare le pezze protettive: semplici strati di pelliccia, cuoio ed osso, poi metalli sempre più robusti (bronzo, ferro e acciaio), arrivando infine alle fibre sintetiche come il kevlar. Le tipologie di armature sviluppate dall'umanità, sono state, soprattutto nel continente eurasiatico e sino al XVII secolo, del tipo più disparato: come ad esempio la panoplia degli opliti greci, la cotta di maglia dei Celti, la lorica segmentata del legionario romano imperiale. Nella Grecia antica, l'oplita portava una corazza (in greco θώραξ / thorax) metallica a due piastre per la protezione del busto e gli schinieri (κνημῖδες / knemides) per proteggere le gambe. L'elmo (κράνος / kranos), ornato di cimiero, copriva l'intera testa ed era equipaggiato di protezione nasale. Portava inoltre uno scudo (ἀσπίς / aspís) in legno, rotondo e di grande taglia, con al centro una borchia di metallo per maggiore solidità. L'armatura era realizzata in bronzo. La cotta di maglia ebbe larga diffusione in Europa tra IV e III secolo a.C., quando cioè le bande armate dei Celti si sparsero in lungo e in largo per il continente, raggiungendo il Mediterraneo e la Penisola Anatolica. L'esercito romano adottò vari tipi di armature. La corazza a struttura rigida col tempo lasciò il posto alla lorica, che poteva essere a scaglie di metallo (lorica squamata), a placche di metallo lorica segmentata e in maglie di metallo (lorica hamata). Gli scudi più diffusi furono il clipeus di foggia rotonda e lo scudo incurvato rettangolare. Completavano l'armatura gli schinieri e l'elmo, di varie fogge, che lasciava scoperto il viso. Durante il basso medioevo la base dell'armatura era generalmente costituita da una maglia di metallo detta "Usbergo", alla quale, furono gradualmente aggiunte piccole piastre o dischi addizionali per difendere aree vulnerabili. Nel XIV secolo le ginocchia furono coperte con acciaio e due dischi circolari furono applicati alle giunture delle braccia per fornire protezione in assetto da guerra. La piccola protezione del cranio si evolse in un grosso elmo: la parte posteriore fu infatti allungata per coprire il retro del collo e i lati della testa. Ulteriori piastre di acciaio furono poi sviluppate per proteggere stinchi, piedi, gola e il torace, e presto (a metà del XIV secolo) molte parti della maglia furono coperte da queste piastre protettive. La fase successiva vide le piastre coprire tutte le parti della maglia. Nella seconda metà del XIV secolo furono inoltre introdotti svariati tipi di elmo. Nel XV secolo, quasi ogni parte del corpo era ricoperta da piastre d'acciaio specifiche, tipicamente portate sopra vestiti di lino o lana e attaccati tramite cinghie e fibbie. Nelle zone in cui applicare un'armatura rigida era impossibile (ad esempio il retro del ginocchio) si utilizzavano maglie (maille) di acciaio costituite da anelli fissati tra loro. Altri famosi componenti dell'armatura a piastre sono l'elmo, i mitteni (guanti), la gorgiera, la piastra frontale, i cosciali e gli schinieri. Normalmente l'armatura completa era confezionata su misura. Spesso l'armatura recava, all'interno, mostrine militari, visibili al solo cavaliere. Chiaramente richiedeva molte ore di lavoro e grosse spese: costava, in proporzione, circa quanto una casa o una macchina di lusso del giorno d'oggi. Solo i nobili e i proprietari terrieri potevano quindi permettersela, mentre i soldati di basso rango utilizzavano corazze più economiche (quando erano in grado di comprarle, per lo meno). Di solito esse comprendevano un elmo e una piastra frontale. L'armatura completa rendeva il soldato quasi inattaccabile dai colpi di spada, fornendo inoltre una discreta protezione contro frecce, mazze e colpi dei primi moschetti. Anche se le lame delle spade non erano in grado di penetrare la piastra (di solito spessa circa 2 mm), i colpi potevano causare seri danni da concussione. La tattica che si utilizzò per contrastare i cavalieri sempre più corazzati consistette infatti nell'utilizzo di armi da impatto, come mazze e martelli da guerra. Esse erano in grado di infliggere fratture, emorragie, e traumi cranici. Un'altra tattica consisteva nel mirare agli interstizi tra le piastre, usando daghe per attaccare gli occhi o le giunture del cavaliere. Al contrario di quanto spesso si crede, un'armatura da battaglia medievale (più pratica delle versioni iniziali "da cerimonia" e "da giostra" popolari presso la nobiltà a fine Medioevo) non ingombrava il cavaliere più delle protezioni che si utilizzano oggi. Un cavaliere corazzato (addestrato fin da bambino a portarla) poteva facilmente correre, strisciare, salire scale, montare e smontare da cavallo senza ricorrere ad argani (una leggenda probabilmente derivante da una vecchia commedia inglese risalente circa al 1830, resa popolare da Mark Twain in Un americano alla corte di re Artù). Si stima che una corazza completa a piastre medievale pesasse mediamente poco più di 27 kg, considerevolmente più leggera dell'equipaggiamento portato dalle truppe d'élite degli eserciti contemporanei (ad esempio i militari del SAS britannico sono addestrati a portare più di 90 kg per molti chilometri). In media negli eserciti contemporanei i soldati portano 30 kg di bagaglio in combattimento. Anche per i cavalli furono sviluppate delle bardature a piastre d'acciaio allo scopo di ripararli dalle lance e dalle armi della fanteria. Oltre a fornire protezione, ciò rendeva più impressionante e intimidatorio il cavaliere. In Giappone, l'uso dell'armatura sviluppò relativamente tardi: nel IV secolo. Ciò non di meno, le peculiarità tecniche ed estetiche delle armature prodotte nel Sol Levante, utilizzate sia dalla casta guerriera per eccellenza, i samurai, sia dalle milizie (ashigaru), le rende ad oggi uno dei settori più studiati della tradizione bellica nipponica. La migliore espressione delle capacità tecnico-artistiche degli armorari giapponesi è costituita dalla Yoroi (lett. "grande armatura") prodotta a partire dal XII secolo. Non mancarono poi peculiari tipologie di barda per i cavalli dei samurai: le Uma yoroi del Periodo Edo. I giapponesi cominciarono a produrre armature da modelli cinesi/coreani nel I secolo. Nel IV secolo, la produzione di elementi aggiuntivi alla panoplia (fond. elmi) diede alle armature nipponiche una propria identità stilistica. Le armature di questa fase "primitiva" (anche detta "pre-samurai"), costituite da semplici pezzi di ferro collegati tra loro da strisce di cuoio, furono la tankō (armatura a lastra), indossata dai fantaccini, e la keikō dei cavalieri. La prima testimonianza documentale relativa alla produzione centralizzata di armature in ferro da parte dei giapponesi data però solo all'VIII secolo. Eccezion fatta per la panoplia dei più potenti nobili, si ritiene perciò che l'armatura giapponese standard, ancora al tempo dell'imperatore Tenji, fosse costituita da pezzi di cuoio. Durante il Periodo Heian (794-1185) venne codificato il modello della corazza pettorale (dō) composta da lamelle, di piccole dimensioni (hon-kozane), o lamine, di grandi dimensioni (hon-iyozane), in metallo/cuoio, interconnesse tra loro da rivetti, lacci o cotta di maglia, ricoperte di lacca per garantire maggior resistenza alle intemperie. Le altre componenti dell'armatura (spallacci, bracciale, scarsella, schinieri, ecc.) erano realizzate nel medesimo modo. Nel corso del XVI secolo ("Periodo del commercio Nanban"), gli scambi commerciali tra giapponesi ed occidentali (fond. portoghesi) misero a disposizione degli armorari nipponici corazze europee ed elmetti di tipo morione che vennero integrati nelle panoplie dei più ricchi samurai per permettere ai guerrieri di opporsi alla diffusione nel Sol Levante dell'archibugio, introdotto dai portoghesi nel 1543 e subito adottato dai daymio per i loro eserciti con il nome di tanegashima-teppō (lett. "bastone di fuoco di Tanegashima"). Queste armature "moderne" (tosei-gusoku), realizzate in piastre di ferro (ita-mono) e non più in lamine/lamelle, spesso veri e propri ibridi tra l'armatura nipponica e quella occidentale (es. nanban-dō-gusoku), divennero il nuovo standard di riferimento per gli armorari del Sol Levante, chiamati a rispondere alla necessità della committenza di proteggersi contro le pallottole. Tra le tosei, iniziarono appunto a figurare delle armature testate contro le pallottole: tameshi-gusoku. La pacificazione forzata del Giappone operata dallo Shogunato Tokugawa durante il Periodo Edo portò ad una significativa evoluzione nella produzione di armature. Venuta meno la necessità di sviluppare ulteriormente le yoroi (lamellari o "anti-proiettile"), il cui modello venne cristallizzato quale armatura simbolo della casta guerriera, ci si focalizzò sullo sviluppo di nuove tipologie d'armatura adatte alla violenze tipiche del tempo: duelli, rivolte contadine, assassinii. I samurai iniziarono cioè a necessitare di armature leggera, facilmente trasportabili e/o occultabili sotto le vesti. Ebbe dunque grande diffusione la cotta di maglia (kusari katabira) e, più in generale, l'armatura in maglia di ferro (kusari gusoku). L'uso dell'armatura in Giappone proseguì sino alla fine dell'Era Samurai (anni sessanta del XIX secolo - Periodo Meiji) con un ultimo massiccio utilizzo durante gli scontri della Ribellione di Satsuma. L'armatura giapponese era solitamente costruita utilizzando componenti di dimensioni moderate, scaglie (kozane) o placche (ita-mono), di ferro (tetsu) o pelle (nerigawa) collegate tra loro da rivetti o lacci (odoshi) di cuoio e/o seta. Non erano comunque rara la tipologia della cotta di maglia (kusari). L'armatura vera e propria era portata sopra alle vesti o ad un'apposita sottoveste di pelle. Nell'insieme, l'armatura giapponese completa risulta comunque d'ingombro moderato, atta a garantire la maggior libertà di movimento possibile al samurai. Le principali componenti dell'armatura giapponese completa (yoroi) sono: Dō, anche Dou - Corazza in cuoio o ferro. Kusazuri - scarsella in forma di grembiule di pezze rettangolari composte da lamine, da cingersi sopra la corazza. Haidate - Cosciale in stoffa ricoperta di lamine metalliche e/o maglia di ferro (kusari), composta da diversi pezzi rettangolari da cingersi sotto la scarsella. Sode - Spallacci rettangolari, agganciati sopra il corpo dell'armatura e non interconnessi alla corazza come nelle armature occidentali, in lamine di cuoio o ferro. Kote - Bracciale in stoffa ricoperta di lamine metalliche e/o maglia di ferro (kusari), lungo in alcuni casi quanto l'intero braccio e comunque comprensivo di guanti d'arme. Suneate - Schiniere in lunghe lamine metalliche collegate da maglia di ferro, portato sopra un calzare in stoffa rinforzata (kyahan) kabuto - Elmo in lamine di cuoio o ferro rivettate tra loro, con pronunciato para-nuca (shikoro) in lamine di cuoio o ferro. Mempo, anche Menpō/Mengu - Maschera protettiva per il volto, da agganciarsi al kabuto, dotata di barbozza rigida (yodare-kake), spesso dotata di baffi posticci per enfatizzare l'aggressività della figura. Nel loro insieme, le tre componenti deputate alla protezione degli arti (kote, suneate e haidate) erano dette Sangu. Durante le campagne militari, l'armatura del bushi di rango elevato veniva trasportata per mezzo di un apposito contenitore: il gusoku-bitsu, o kara-bitsu. Si trattava di una cassa di legno/cartapesta che poteva essere portata come uno zaino per tramite di cappi assicurati alla parte anteriore, per le armature leggere, o trasportata da due uomini per tramite di apposite maniglie di ferro che permettevano l'innesto di un palo in caso di armature particolarmente pesanti/preziose. Parti di rinforzo Guruwa/Nodowa - gorgiera. Hanburi/Hachi gane/Hitai ate - protezioni leggere per la fronte. Jinkasa - sorta di cappello d'arme in uso presso i samurai di basso rango e gli ashigaru. Kōgake - calza corazzata in supporto al tabi. Manchira - giubbone in stoffa rinforzata da maglia, scaglia o piastra di ferro (o una combinazione di tutte le tipologie) per proteggere il tronco, le ascelle ed il collo. Alcuni modelli potevano essere portati sopra la corazza. Manju no wa - sorta di versione più piccola della manchira, deputata a proteggere solo la parte superiore della gabbia toracica e le spalle, dotata di caratteristiche alette avvolgenti l'ascella dal basso. Tata eri - spallina imbottita con collare corazzato kikko per ammortizzare il peso della corazza sulla spalla e fornire una prima linea di difesa per il collo. Wakibiki - tampone in stoffa rinforzata da maglia, scaglia o piastra di ferro (o una combinazione di tutte le tipologie), portata a protezione dell'ascella. Veniva portata sopra o sotto la corazza, a seconda dei casi. Yoroi hakama - pantalone hakama corazzato, realizzato sia con componentistica di rinforzo a vista sia occultata sotto strati di stoffa. Yoroi katabira - giacca corazzata, realizzato sia con componentistica di rinforzo a vista sia occultata sotto strati di stoffa. Yoroi zukin - cappuccio corazzato. Componentistica ausiliaria Sashimono - insegna distintiva applicata alla parte posteriore della corazza dō per permettere il riconoscimento degli alleati durante la mischia. Horo - mantello portato dai samurai di rango più elevato. Agemaki - tassello decorativo agganciato alla parte posteriore del dō o dell'elmo kabuto che poteva fungere anche da punto di aggancio. Jirushi - piccola insegna distintiva agganciata alla parte posteriore del kabuto o degli spallacci sode. Datemono/tatemono - creste di varie fogge e dimensioni montate in diversi punti dell'elmo kabuto. Yebira - faretra. Vestiario a supporto Uwa-obi/himo - cintura in tessuto nella quale veniva infilato i foderi del daishō e del coltello tantō. Fundoshi - perizoma cingi-lombi. Kyahan - calza portata sotto agli schinieri. Hakama - pantaloni Jinbaori - sopraveste lunga fino al ginocchio portata dagli ufficiali sopra all'armatura. Shitagi - maglia portata sotto alla corazza. Tabi - calzino con l'estremità bicipite. Waraji/Zōri - sandali in legno. Kutsu - stivali da equitazione in pelle. Yugake - guanti portati sotto al kote. Kegutsu/Tsuranuki - scarponcini foderati con pelliccia di orso. Testo tratto da Appunti, Web Site, Libri, Memoriali storici Wykipedia is a free online encyclopedia Integrazione a cura del M° Michele Zannolfi Redazione Istruttori Moretti & Tagliaferri 私たちはすでに言われた言葉であり、行動はすでに行われています Watashitachi wa sudeni iwa reta kotobadeari, kōdō wa sudeni okonawa rete imasu Noi siamo le parole già dette, le azioni già compiute