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TRADITI E TRADITORI Per denaro o per un ideale, per sete di potere o per invidia... I motivi sono i più vari, ma l'esito è uno solo: il tradimento. |
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[...] Mi tradirai con un bacio [...]
LOTTA ARMATA Perché tradì allora? Forse perché si sentiva "tradito" da Cristo: è probabile che l'apostolo s'attendesse dal Messia un atteggiamento diverso, più combattivo, più antiromano. La mancanza di ogni invito alla lotta armata da parte di Gesù lo convinse, probabilmente, che il preteso Messia fosse solo uno dei tanti predicatori destinati a lasciare immutata la situazione politica dell'epoca. I Vangeli aggiungono che Giuda si pentì e si recò dai sacerdoti del Sinedrio per restituire i 30 denari, ma la somma non fu accettata e Giuda venne cacciato. Travolto dal rimorso, Giuda s'impiccò: questa è la versione più diffusa, ormai entrata a far parte della tradizione collettiva. In realtà gli Atti degli Apostoli suggeriscono un diverso svolgimento dei fatti: Giuda non restituì affatto la somma ai sinedriti, ma acquistò un campo alla periferia di Gerusalemme. E proprio qui "precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Akeldamà, ciè Campo di sangue" (Atti degli Apostoli 1,18-19). VENDETTA O SICARIO Strana descrizione... fa pensare a un "luogo del delitto": lo scempio del corpo di Giuda potrebbe essere dovuto a un omicidio? L'ipotesi è sensata:il tradimento dell'iscariota potrebbe aver determinato la reazione violenti di alcuni apostoli. Oppure, tenendo conto che il grande traditore "sapeva troppo", forse fu addirittura eliminato da un sicario del Sinedrio...
[...] Gran Jean Dast, soccorso dai compagni d'armi [...]
COLPA DEL COPISTA Durante l'assedio di Barletta, il francese Jacques La Motte insulta l'onore degli italiani (che militano al servizio della Spagna) tacciandoli di codardia. Per lavare l'onta ,gli italiani, lanciano una sfida: una giostra d'arme fra 13 cavalieri italiani contro 13 cavalieri francesi, da tenersi nella piazza d'armi di Barletta il 13 febbraio 1503. Ed ecco il tradimento: un italiano, il cavaliere mercenario Grajano d'Asti, decide di schierarsi con i francesi. La vittoria va ugualmente agli italiani, capeggiati da Ettore Fieramosca da Capua, ma da quel momento Grajano d'Asti diviene il mercenario per antonomasia, l'italiano disposto a vendersi perché "dove c'è pane è patria". E pensare che fu tutta colpa di un errore di trascrizione! Si, perché Grajano d'Asti si chiamava in effetti Gran Jean Dast ed era, come gli altri 12 che combattevano al suo fianco, di nazionalità francese. E oltre alla beffa, patì il danno: fu l'unico cavaliere a morire nella disfida, anche se non sul campo (come narra D'Azeglio) ma alcuni giorni dopo, per le ferite riportate durante il combattimento.
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La situazione precipita quando Pausania, strappate ai Persiani Cipro e Bisanzio e posto il quartier generale sui Dardarelli, comincia a comportarsi come sovrano delle città liberate; subito dopo viene accusato di mire regali e connivenza con il nemico, e richiamato a Sparta per essere processato per alto tradimento.
ATTEGGIAMENTO AMBIGUO Assolto dall'accusa, ma rimosso dal comando delle truppe panelleniche, Pausania lascia Sparta e si mette al servizio dei Persiani. A causa di questa scelta, i suoi nemici l'accusano di aperto tradimento. Pausania gioca l'ultima carta e rientra a Sparta per discolparsi o - come ritengono alcuni - per impadronirsi del potere capeggiando la rivolta degli iloti (servi). Il piano fallisce e il generale sfugge all'arresto riparando nel tempio di Atena. Come prova vengono rese pubbliche due lettere; una di Pausania al re di Persia (falsa) e un'altra (autentica) di quest'ultimo al generale spartano. Questa volta il giudizio è di condanna, ma come far uscire il generale dal tempio? Per evitare combattimenti, gli spartani decidono di murarlo dentro, lasciandolo morire di fame. E' il 472 a.C.
[...] Anche tu, Bruto, figlio mio [...]
L'AFFETTO DEL DITTATORE
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[...] un raggio di sole ne trafigge anche l'ombra [...]
FIGLIO SEGRETO Mordret è il nipote di re Artù, perchè figlio della sorellastra Morgana, ma che in realtà ne è il figlio nato dopo un rapporto incestuoso ottenuto con le arti magiche della sorella del re. Cresciuto nell'odio verso lo zio-padre, ne vuole prendere il posto e cerca d'ucciderlo a tradimento per impossessarsi del regno di Camelot. Ma è un tradimento che pone fine alla vita d'entrambi. Re Artù e Mordret si affrontano in un duello mortale durante la battaglia di Camlann ed è lo stesso sovrano a trapassare il petto del nemico con una lancia; quando la estrae, la ferita è attraversata da un raggio di sole che trafigge anche l'ombra del traditore. Ma pure Artù viene ferito a morte e il suo corpo trasportato nell'isola di Avalon. ARTORLUS E I SASSONI
La letteratura e la leggenda
ambientano la vicenda di Artù in un periodo storico non ben
definito, ma dai contorni tipicamente medievali. Molti
storici la ritengono ispirata all'opposizione contro
l'invasore sassone delle isole britanniche. La Gran Bretagna
è, infatti, abbandonata nel 383 dalle truppe romane e le
popolazioni britanniche si trovano esposte alla minaccia
sassone. Tra V ed VI secolo d.C., però, Artorlus, nobile
britannico (o ufficiale romano delle truppe di confine)
capeggia una reazione militare contro i sassoni,
sconfiggendoli a Monte Badonius e arrestando momentaneamente
l'invasione.
[...] Reo d'aver decretato la fine del fascismo [...]
PETTO AI FUCILI Davanti ai giudici ci sono quelli che non hanno potuto, o voluto, mettersi in salvo, e la sentenza capitale è l'epilogo scontato. Alle ore 08,50 dell'11 gennaio 1944 Ciano è fucilato al Forte San Procolo, mentre cerca di offrire il petto al plotone per non essere colpito alla schiena, come i traditori e i disertori. PASSIVO ESECUTORE Un ribelle dunque? In realtà gli storici descrivono Ciano, che sposa la figlia di Mussolini, come un passivo esecutore dei voleri del suocero, per quanto gradisca la fama di dissidente. Non esita infatti ad accettare le cariche di Capo ufficio stampa del Governo, sottosegretario alla Stampa, ministro della cultura Popolare, Ministro degli Esteri. Solo nel 1939 Ciano si rende conto che la politica del Fuhrer porta ad una guerra europea dagli esiti incerti e cerca di tenerne fuori l'Italia. Ma ci saranno altri quattro anni di acquiescenza prima del suo voltafaccia finale.
[...] Sarà anche lui tradito con un caffè al veleno [...]
A BRUCIAPELO A tradirlo è il luogo tenente e cugino Gaspare Pisciotta che, per ottanta milioni di lire e la promessa d'impunità per i crimini commessi al fianco del comandate dell'EVIS, lo uccide nel sonno a Castelvetrano. Sei colpi di pistola a bruciapelo eliminano un protagonista delle trame eversive del primo dopoguerra, diventato ormai scomodo. UN CAFFè DI TROPPO Si diffonde una versione secondo cui Giuliano è stato ucciso in un inseguimento finito a colpi di mitra, ma le inchieste giornalistiche svelano la verità. Quando, anni dopo, Pisciotta fa intender d'essere disposto a rivelare scottanti retroscena, viene trovato morto all'Ucciardone, a Palermo, per aver bevuto un caffè alla stricnina. E' il 9 febbraio 1954. |
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